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TERZIGNO/ Una soluzione ai rifiuti senza telecamere e venditori di fumo

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C’è qualcosa che stona nella vicenda della lotta degli abitanti di Terzigno contro la discarica. Qualcosa che non torna. Le urla, le invettive, quei cumuli di spazzatura bruciati nelle strade, a sprigionare fumi tossici pericolosissimi;  il dilagare di una violenza che, dalle fermate della metropolitana alle strade, agli stadi, sembra diventare il metodo per chiedere e farsi giustizia; i camion assaltati, un far west cittadino troppo corrispondente allo stereotipo di una Campania ex lege, che tocca rassegnarsi a gestire, mai a governare. Tanto da non essere solo più un pregiudiziale modo di dire.

Non torna il sapiente uso dei media, da parte dei media, certo,  abili a schierare le truppe improvvisate di rivoltosi contro forze del’ordine e governo, a servire ancora le ragioni di un’opposizione cui non basta la civile lotta politica. Ma telecamere e microfoni sono armi da impugnare anche per la popolazione, da dosare e scatenare a orologeria, e c’è da chiedersi se siano nati per essere soltanto amplificatori, e non testimoni di notizie. Non torna dopo la quiete di questi due anni lo scatenarsi rabbioso di gente abituata a cogliere i cambi di vento al potere, aizzata, viene il sospetto, da chi questo potere lo teme, e ne ha avuto danni. Troppa regia, dunque, servita con grida e lacrime da tamurriata.

Però. Senza essere cerchiobottisti, tocca dar conto di altri sguardi e pensieri. Quella era gente pacifica, gente di provincia, stanca di subire la vicinanza scomoda con la metropoli partenopea, che è monnezza, ma anche un marchio di illegalità, di tirare a campare, di clientele. Chi protesta è gente che tiene famiglia, e pure se li sbandiera un po’ troppo, questi figli a rischio salute, esprime le preoccupazioni e le riottosità naturali per montanari della Val Brembana o coltivatori della grassa padania.

A parte qualche  sacerdote malato di protagonismo e che esprime sulle barricate il disagio per una vocazione non amata , quella gente ha visto scendere al proprio fianco un vescovo. A ricordare che chi prega, e prega in chiesa, non lo fa perché stipendiato dalla camorra. Tocca pensarci: cos’è mancato nella comunicazione, nella doverosa condivisione di decisioni che avrebbero dovuto spiegare, rassicurare, rasserenare?
 


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COMMENTI
22/10/2010 - troppe cose non dette (Luisa Memore)

All'analisi della situazione occorrerebbe aggiugere: - le discariche in Campania "godono" di ampie deroghe rispetto alle leggi italiane (per esempio il fondo può non essere impermeabile..) - in un Parco come quello del Vesuvio, nelle zone in cui vorrebbero sversare rifiuti, non si potrebbe neppure coltivare un orto - la gente comune si è stufata di essere presa in giro, tanto è vero che anche i sindaci protestano - anche la delegazione dell'UE ha potuto facilmente reperire rifiuti pericolosi nelle discariche visitate in Campania (evidentemente sono mal gestite) - una differenziata al 70% rende inutile l'uso dell'inceneritore - a San Francisco pensano di arrivare al "rifiuti-zero" per il 2020 - Forse più giornalismo d'inchiesta non guasterebbe, così si scoprirebbe qualche altarino (lista ovviamente non esaustiva)