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WHY NOT/ Da Lamezia a Padova, perchè i giudici non pagano per i loro "flop"?

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Perché è questo il punto: nel nostro ordinamento esistono fior di professionisti che vengono bersagliati dalle cause professionali, sia civili che penali – si pensi ai medici – nel caso in cui il loro operato generi dei danni ai cittadini. Per i magistrati questo è impossibile: e le rare volte che un magistrato viene trascinato in giudizio per un comportamento tenuto all’interno di un procedimento giudiziario, prevale, difeso dalla casta che si compatta attorno a lui.

La classe politica, anziché coalizzarsi per migliorare una situazione che danneggia tutti, si è invece concentrata a cercare un vantaggio di parte dall’esito dello scontro sulla magistratura. Che, come si è visto nel caso dell’inchiesta “Why Not”, ha continuato a colpire indiscriminatamente a destra come a sinistra, anche se senza dubbio la centralità di Berlusconi nella storia italiana degli ultimi sedici anni ha concentrato il grosso dei casi attorno alla sua persona, al suo gruppo e al suo operato.

Il punto in realtà sarebbe duplice. Da una parte, individuare procedure tali da garantire a coloro che subiscano un danno dall’azione negligente o capziosa o semplicemente incompetente della magistratura il diritto di essere risarciti e riabilitati: risarciti dei danni economici legati alla lunga inattività cui spesso le istruttorie o le misure preventive cautelari costringono gli imputati, riabilitati ad esempio con pubblicità pagata dallo Stato sulle avvenute assoluzioni: così come i tribunali pagano i giornali che danno notizia delle aste giudiziarie, allo stesso modo sarebbe giusto che pagassero inserzioni in cui le assoluzioni definitive di cittadini ingiustamente inquisiti fossero adeguatamente divulgate. Dall’altra parte, introdurre nell’ordinamento interno della professione giudiziaria dei meccanismi di premio o sanzione dei risultati dell’azione legale di ciascun magistrato.

Non è possibile infatti che la carriera di un pm si dipani indisturbata e indifferente rispetto all’esito delle istruttorie che egli produce. Eppure oggi è così. Se un pm chiede il rinvio a giudizio di indagati che sistematicamente si dimostrano innocenti, nei vari gradi di giudizio, dovrebbe per questo pagare un pegno professionale, per esempio rimanendo eternamente ai gradi inferiori della carriera. Se un giudice di primo grado emette sentenze che vengono sistematicamente o prevalentemente riformate nei gradi successivi di giudizio, dovrebbe a sua volta pagare un pegno per questo.