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WHY NOT/ Giudici al servizio dello stato o di una parte politica?

Pubblicazione:martedì 26 ottobre 2010

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Illustre Presidente,

mi permetto di formulare alcune considerazioni, in ordine sparso ma non certo per estemporaneità, sul tema della “giustizia che non fa notizia” e che l’informazione tratta solo incidentalmente, ripiegata sulle questioni del Lodo Alfano, senza accorgersi che il sistema giudiziario non è solo quello penale e le situazioni cruciali sono ben altre e diverse rispetto a quella dell’immunità dei vertici dello Stato.

Alludo, in particolare, all’agonia della giustizia civile e ad un filone di lavoro, iniziato dal 2008 sulle riforme del processo civile, che non riceve il clamore delle prime pagine, ma che continua nel tentativo di porre rimedio al primo dei problemi: l’infinita durata del processo civile.

In ogni sede - politica, tecnico-giuridica ed economica - viene esibita la pietra dello scandalo: i tempi del processo civile. Una giustizia lenta è per definizione ingiusta. V’è ogni sorta di dato, statistica e considerazione a supporto. Si addita la lentezza della giustizia civile fra le prime ragioni della carenza di competitività del sistema economico italico, ma pochi esibiscono terapie praticabili.

Nel segno del “fare possibile” è la legge 18 giugno 2009, n. 69 [emanata dopo circa 14 mesi dall’insediamento del nuovo governo] che ha gettato le prime, seppure incomplete, basi per una riforma del codice di procedura civile. La riforma del giudizio di cassazione, l’abbreviazione di una serie di termini processuali (ad esempio per la riassunzione o l’estinzione del processo per inattività delle parti), l’introduzione della testimonianza scritta, la traslatio judicii tra giurisdizioni, il rito sommario di cognizione, l’introduzione delle misure compulsorie all’adempimento di cui all’art. 614-bis c.p.c., l’abrogazione del rito societario e del rito relativo a sinistri con lesioni, sono talune delle novità già entrate in vigore. Certo si tratta di riforme parziali, non sufficienti, che anelano ad una compiutezza sistematica, ma comunque sono concreti passi in avanti per restituire al processo civile la funzione che gli è propria: la tutela dei diritti.

Il Ministero della Giustizia, quasi contemporaneamente, ha varato la disciplina della mediazione: testo problematico, bisognoso di ritocchi e modifiche, ma comunque una disciplina di rottura che tenta di arrestare l’escalation del debito giudiziario civile. Nell’attuale contesto socio-politico, la cui cifra identificativa è il conflitto a tutti i livelli occorre pragmatismo. Se la macchina giudiziaria statale è inceppata non si può solo attendere il colpo di “bacchetta magica”, le riforme di sistema richiedono tempo e consenso e si attuano per gradi.
 


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COMMENTI
26/10/2010 - e il Giudice di Pace ? (attilio sangiani)

Dopo 36 anni di studi giuridici e docenza ( nonchè avvocatura )ho fatto il G.d.P. per dieci anni,dal 1995 al 2.004. Ogni anno ( a pieno regime,dopo un lento avvio )concluse 360 cause civili,con almeno 100 sentenze e 200 conciliazioni,quasi tutte extraprocessuali ma effettive. Durata media: tre mesi. Si aggiungano i decreti ingiuntivi,di cui si parla troppo poco. Non sono extraterrestre e nemmeno extra-italiano.Come premio sono stato "bocciato" dal presidente del Tribunale di Como,che ha espresso parere negativo ad una proroga biennale dell'incarico. Il TAR del Lazio ha prontamente annullato il provvedimento del Ministero,con una rapidità "ultrasonica" per la giustizia italiana,ma il CSM ha fatto appello al Consiglio di Stato. Nelle more ho compiuto 75 anni ed è scesa la mannaia dell'età massima per i magistrati,anche onorari. Cosa ne pensa l'autore dell'articolo,che condivido in toto ?