BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

WHY NOT/ Giudici al servizio dello stato o di una parte politica?

Pubblicazione:

lex_statua_bilanciaR400_4ott10.jpg

Ma nel frattanto non si può solo arrancare dietro le difficoltà economiche e di copertura di organico negli uffici giudiziari, la mediazione dei conflitti in sede extragiudiziaria è una scelta necessitata che aspira a restituire alla società civile il governo delle opzioni individuali. Forse non piace? Oppure poteva e doveva essere fatta meglio? A prescindere dalle opinioni, pur sempre legittime, che avversano la mediazione, non si tratta solo di una questione tecnica di “modus in rebus”, ma di una scelta giuspolitica.

Ed allora, oltre a criticare l’incompletezza e farraginosità delle norme del processo civile, perché non puntare l’indice sulla gestione delle regole, visto che esperienze virtuose di alcuni tribunali dimostrano la possibilità concreta di miglioramento. In tale ottica, mi sembra più produttivo chiedersi se sia ancora tollerabile che interi uffici giudiziari siano sguarniti, quando molti giudici militano tra le fila dei consulenti ministeriali od assumono incarichi diversi da quelli di sedere in un’aula di giustizia? Ancora può tollerarsi la “fuga dalle sedi giudiziarie sgradite” da parte di servitori dello stato [con status di pubblici dipendenti particolarmente privilegiati] nonostante siano stati proposti addirittura incentivi economici [ma allo stato nessuno può comandarli in quelle sedi…]? Possiamo permetterci una gestione del rapporto giudice-avvocato subalterno, fondato sulla imposizione di ruoli di udienza chilometrici perché il magistrato tiene udienza (soprattutto nei grandi uffici giudiziari) solo di mattina e solo per due giorni a settimana (la ragione ufficiale è che non si può fare solo udienza, ma occorre anche studiare il fascicolo e scrivere le sentenze e se si sta troppo in aula non si produce)?.

Una cameo giudiziario che quotidianamente si ridipinge è quello dell’avvocato che fascicolo alla mano si mette a turno, mette la pratica nel “mucchio”, attende pazientemente (tutte le cause sono chiamate alla stessa ora di rito….) e, arrivato il proprio turno, si rivolge untuosamente al giudice: “Consigliere posso spiegare….” ricevendo in tutta risposta “…Avvocato sia breve che il processo è scritto, compili il verbale fuori dell’aula e rientri in silenzio, predisponga il dispositivo d’ordinanza che lo firmo…”.

Non si tratta di rinfocolare il conflitto, ne abbiamo già d’ogni sorta, e ritengo che la stragrande maggioranza dei giudici converrà almeno sulla descrizione, poiché anche loro sono attanagliati dalla frustrazione di condurre un lavoro faticoso e conosco tanti magistrati che, avvertendo il disagio di esercitare un ministero ormai scollegato dalla sua connaturale carica ideale, subiscono lo svilimento del loro ruolo, fagocitati dalla mole delle cause.




< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
26/10/2010 - e il Giudice di Pace ? (attilio sangiani)

Dopo 36 anni di studi giuridici e docenza ( nonchè avvocatura )ho fatto il G.d.P. per dieci anni,dal 1995 al 2.004. Ogni anno ( a pieno regime,dopo un lento avvio )concluse 360 cause civili,con almeno 100 sentenze e 200 conciliazioni,quasi tutte extraprocessuali ma effettive. Durata media: tre mesi. Si aggiungano i decreti ingiuntivi,di cui si parla troppo poco. Non sono extraterrestre e nemmeno extra-italiano.Come premio sono stato "bocciato" dal presidente del Tribunale di Como,che ha espresso parere negativo ad una proroga biennale dell'incarico. Il TAR del Lazio ha prontamente annullato il provvedimento del Ministero,con una rapidità "ultrasonica" per la giustizia italiana,ma il CSM ha fatto appello al Consiglio di Stato. Nelle more ho compiuto 75 anni ed è scesa la mannaia dell'età massima per i magistrati,anche onorari. Cosa ne pensa l'autore dell'articolo,che condivido in toto ?