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Cronaca

IN-PRESA/ Un terreno più saldo per Genny

I ragazzi dell'In-presaI ragazzi dell'In-presa

È però un criterio troppo semplice e riduttivo. Non c’è solo questo in ballo. E lo capisco durante il pranzo, che è stato preparato da dei ragazzi che avranno la possibilità di salpare per una settimana su una nave da crociera sulla quale terranno delle dimostrazioni culinarie. A tavola con me, oltre a insegnanti e tutor, ci sono anche dei ragazzi.

 

C’è Mor, ventunenne senegalese. Mi racconta di quanto sia contento dello stage che sta svolgendo da un tappezziere. È arrivato in Italia tre anni fa con tanta voglia di fare. E così si è iscritto all’Itis perché voleva fare l’elettricista. Ma la differenza di età con i compagni di classe e le difficoltà con la lingua lo spingevano a scegliere una strada diversa dalla scuola. Da marzo, finalmente, ha avuto questa opportunità, difficile da affrontare perché non corrispondente con il suo desiderio iniziale di sbocco professionale. Poi ad aprile è venuto a mancare suo padre. Ma Mor non è triste, anzi. Sorride quando parla di quello che fa, di come si sente seguito e considerato in azienda. E pensare che il suo datore di lavoro era sul punto di rifiutare l’ennesimo ragazzo senza formazione specifica e per di più extracomunitario. Ora invece si aprono prospettive di assunzione. Che soddisfazione! Gli occhi di Mor piaono illuminarsi quando ne parla.

 

La stessa luce che si vede nello sguardo di Genny, che frequenta il secondo anno di Ifp. È capace di spiegarmi il gusto che prova nel dare forma alla sua creatività mentre è ai fornelli (ogni tanto - è fiera nel dirlo - lavora nei weekend grazie ai contratti a chiamata) e persino a farmi capire cosa può c’entrare la lezione di italiano che stava seguendo poco prima con la cucina. Sì, perché sembra strano, ma questi ragazzi che - penso io - dovrebbero semplicemente imparare un mestiere, studiano anche italiano, inglese, scienze, matematica, diritto, storia, ecc. Insomma le materie di una normale scuola.

 

Il bello è che qui riescono a capire a cosa servono concretamente. Per di più sono loro a chiedere, per esempio, nozioni di matematica e scienze, perché quando sono in azienda a montare cavi e quadri elettrici ne hanno bisogno o perché per l’esame di fine corso gli viene commissionata (da parte di un’impresa) la costruzione di un modellino di automobile funzionante a pile di idrogeno o di un mini impianto eolico per la produzione di energia elettrica. Oppure, come mi spiega Genny, leggono e studiano dei libri e dei romanzi per usarli nella preparazione di piatti o dolci, come nel caso della torta dedicata ad Alice nel paese delle meraviglie. Ma la cosa più importante - mi dice ancora Genny - è che durante le lezioni in aula è arrivata a chiedersi cosa possa servire a lei come persona quello che le viene spiegato.

 

Quale che sia la risposta che si dà, mi riesce quasi difficile credere che Genny sia stata bocciata due volte, che la preside del liceo sociopsicopedagogico dov’era prima l’abbia spedita disperata all’In-presa, che si azzuffasse con le sue compagne di classe e che non ne volesse sapere proprio di studiare. È evidente: Genny è cambiata. Come Andrea, che ha una storia famigliare difficile alle spalle e il conseguente disagio a scuola. Il classico studente che fa casino in classe e non studia perché si annoia. Qui, invece, mentre compie il suo percorso di formazione, fa anche da vice al Professore quando insegna cucina nelle classi dei più piccoli.