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CORRIERE/ Ecco perchè la "bomba" di De Bortoli può salvare i giornali

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Chi scrive deve poterlo fare senza pressioni, minacce, ricatti. Questo è l'impegno che offriamo ai lettori. Il Cdr e i giornalisti del Corriere della Sera chiedono che il Direttore riveda una posizione pregiudiziale che per la Redazione è irricevibile e torni a un confronto rispettoso dei rapporti sindacali”. Bene: qualcosa si muove. E si muove nel mondo dei giornali, il baluardo più indifferente alle esigenze aziendali, il sancta sanctorum dei privilegi, il peggior mondo per un giovane bravo che, prima dell’idiosincrasia delle aziende a premiare i migliori, deve fare i conti con l’avversione degli “arrivati” a riconoscergli il diritto di crescere.

 

Ha ragione De Bortoli: le regole che governano la professione sono vecchie, paludate, impresentabili: se applicate a una qualsiasi altra industria l’avrebbero già fatta fallire da tempo. Sono quelle regole, oltre alla predilezione degli editori per il dividendo politico rispetto a quello monetario, che hanno fatto dell’editoria il regno dell’immobilismo quasi vivesse in una bolla di diritti inattaccabili.

 

Di fronte agli stravolgimenti del mondo editoriale e alla necessità assoluta delle aziende di aumentare la produttività (attenzione: non si pensi alla produttività come l’obbligo di aumentare la produzione di articoli ma, semplicemente, nella richiesta di adattare un proprio articolo alla versione elettronica, che oggi un giornalista può rifiutarsi di fare) i giornalisti del Corriere si nascondono dietro il dito della libertà e dell’indipendenza e, addirittura, tirano in ballo “pressioni”, “minacce” che sono da respingere.

 

Facendo finta di non sapere che la libertà del giornalista è direttamente proporzionale alla dirittura della propria schiena e che questa libertà non può essere sancita da nessun accordo sindacale che, anzi, spesso dà alibi a chi vuole essere servo, di esserlo con la copertura del sindacato. I giornalisti continuano ad attribuire ad altri (gli accordi sindacali) il compito di renderli liberi, come se scrivere un articolo per l’iPad fosse un attacco alla loro indipendenza.


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