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CORRIERE/ Ecco perchè la "bomba" di De Bortoli può salvare i giornali

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Nemmeno la Fiom di Pomigliano sarebbe arrivata a tanto. In confronto a quello dei giornalisti quello dei metalmeccanici è un sindacato collaborativo. Un esempio dei lacci che non permette all’azienda di ottenere una maggiore produzione a costi inferiori e ai giovani di crescere è quello che impedisce ai redattori delle edizioni locali del Corriere della Sera di scrivere sul quotidiano nazionale.

 

Questi hanno firmato, al momento dell’assunzione, un contratto omnicomprensivo cioè non vengono pagati quando scrivono sull’edizione nazionale. La prassi sindacale ha impedito finora che un giornalista “locale” scrivesse sul “nazionale” accampando il fatto che non è giusto che un giornalista scriva senza essere pagato. Formalmente nulla di più condivisibile, praticamente è una barriera all’ingresso dei giornalisti più giovani. I giornalisti possono scrivere sul Corriere della Sera sono solo quelli che possono essere pagati cioè quelli che hanno firmato il contratto di assunzione prima di una quindicina d’anni fa, ovvero i più anziani, quelli che, se stessimo parlando di Università chiameremmo “baroni”.

 

Ecco: questo è solo un esempio delle incrostazioni che impediscono ai giovani di farsi avanti, di dimostrare ciò che valgono. Esattamente ciò che i giornalisti del Corriere invocano con parole accorate e toni lirici nei loro articoli quando si rivolgono ai lavoratori di altri settori economici. Il fatto che il tema della produttività, della meritocrazia, della innovazione sia entrata nel sancta sanctorum della borghesia illuminata meneghina e che questa abbia risposto con uno sciopero la dice lunga sul declino intellettuale e sulla freschezza di idee della borghesia italiana della quale i giornalisti dell’ex primo quotidiano italiano si sentono di interpretare il pensiero.

 

www.marcocobianchi.wordpress.com

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