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IL CASO/ 2. La lapidazione di Begm Shnez, ultimo simbolo di un'integrazione fallita

Pubblicazione:martedì 5 ottobre 2010

assassinopachistano_R400(1).jpg (Foto)

L'Italia non è il Pakistan. E non tollereremo altri delitti d'onore. lI tragico episodio di Novi, priovincia di Modena, dove il comportamento di Butthamad Kahn, marito e padre-padrone pakistano 53enne, ha condotto al grave ferimento della figlia, ribellatasi perché non intendeva sottostare al matrimonio forzato voluto dal padre e all'uccisione della moglie a colpi di pietre, rappresentano un rituale degno del più barbaro estremismo.

A Nosheen, il fratello ha sfondato il cranio a colpi di spranga: a Novi si è consumato il dramma di un'integrazione fallita colpita a morte dal predominio indiscusso dei maschi sulle donne della famiglia, costrette a subire in silenzio.

Ci troviamo ancora a fare da baluardo contro la segregazione, la ghettizzazione, la prepotenza culturale imposta con la forza della morte, così come accaduto a Hina Saleem o Sanaa Dafani e le tante altre ormai senza voce. Non è più accettabile che in Italia, paese di libertà e di pari diritti, un marito uccida una moglie per la sola colpa di aver voluto difendere il libero arbitrio della figlia.

In Italia ci sono 123.000 marocchine e solo 7.000 alzano la voce contro i padri e i mariti per far valere i loro diritti. Di chi è la colpa? Ci si potrebbe chiedere. E allora è necessario fare un profondo esame di coscienza e capire che la responsabilità di queste morti ricade su tutti noi.

 

 


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