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IL CASO/ 2. La lapidazione di Begm Shnez, ultimo simbolo di un'integrazione fallita

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Ricade sugli intellettuali e sulla politica che interviene solo quando accade qualcosa di tragico e di clamoroso, scordandosene un paio di giorni dopo. È certo importante presentarsi parte civile al processo, come dichiarato oggi dal Ministro delle Pari opportunità, ma questo non può bastare.

Il cosiddetto scontro di civiltà non è solo quello che si realizza tra immigrati e Occidente, ma viene tristemente declinato all'interno della stessa comunità musulmana, dove non esistono solo le normali tensioni tra generazioni, ma si scatenano profondi conflitti tra chi vorrebbe mantenere intatte certe tradizioni, i genitori, e chi esplode di libertà, i figli, È in seno alle comunità e ai loro ghetti che resistono le costumanze, i padri-padroni, l'imposizione del velo integrale e quant’altro l'Occidente fatica, giustamente, a comprendere.

Il problema è legato a due fattori concomitanti, consecutivi e vicendevolmente correlati: da una parte, il risveglio e l'avanzata di un certo estremismo che tende a immolare le donne per portare avanti una strategia politica ben precisa; dall'altro, il fallimento dell'integrazione che produce mostri come quello di Novi.

Perchè integrazione non significa giungere in un Paese straniero e perpetuare le proprie consuetudini, quanto piuttosto incontrare l'altro da sè, comprenderlo, apprendere le leggi che regolano la vita quotidiana del Paese che ospita, apprenderne la lingua, avere la curiosità e la voglia di rimettersi in gioco per arricchirsi, anzichè arroccarsi.

 

 


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