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IL CASO/ 2. La lapidazione di Begm Shnez, ultimo simbolo di un'integrazione fallita

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La Carta dei Valori, il documento promosso dall'ex ministro dell'interno, Giuliano Amato, nel 2007 attraverso il lavoro della Consulta, rappresentava l'avvio di una corretta strategia politica a sostegno degli immigrati e dello Stato italiano. Si trattava certo di un documento programmatico che sarebbe dovuto essere attuato attraverso provvedimenti politici, ma era già qualcosa di importante. Oggi, ahimè, la politica non ha fondi da investire in un piano Marshall per l'integrazione, poderoso, capace di affrontare il problema alla radice senza limitarsi a prenderlo per i capelli.

Se non esiste un reale e concreto impegno che vada in questa direzione, non otterremo alcun risultato e l'iceberg delle violenze in seno alle comunità, il livore verso la modernità, emergerà in tutto il suo dramma. Perché un certo estremismo investe milioni di dollari per scatenare una campagna di odio e istillare il sentimento del rifiuto del diverso, agendo attraverso membri di una rete del terrore, fisico e psicologico, calati nella comunità e inseriti nelle moschee-fai-da-te per seminare vento e tempesta.   

Evitiamo buonismi: piuttosto rimbocchiamoci le mani e lavoriamo. Molti intellettuali moderati sono ormai ridotti al silenzio, minacciati, ricattati. Sono stanchi, hanno paura, si trovano ad agire senza mezzi sperando di non essere uccisi. E così uno a un certo punto si domanda: ma ne vale la pena? Con che Islam vogliamo dialogare? Se ad avviare il dialogo non ci sono riusciti nemmeno gli arabo-mulsmani, chi potrà farlo?

Vogliamo ancora trovarci sulla coscienza le nuove Hina Saleem o Sanaa Dafani, colpevoli di voler prendere sotto braccio la loro libertà? Se non ci sarà la volontà di integrare tutto questo, purtroppo, sarà solo l'inizio.



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