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SARAH SCAZZI/ Cara Tv, ora che hai raccontato la morte in diretta perchè non ti chiedi che senso ha?

La morte, ormai, è raccontata dai media come un mero dato di fatto privo significato. Il commento di GIUSEPPE FEYLES all’annuncio in diretta dell’uccisione di Sarah Scazzi

madresarahscazziR400.jpg (Foto)

 

Un destino di violenza ha travolto Sarah Scazzi, la ragazza assassinata da uno zio e ritrovata morta, dopo angosciose ricerche. In queste settimane terribili i media hanno dato enorme spazio al dolore della madre e dei suoi familiari, chi con più rispetto, chi con meno. D’altro canto i parenti delle persone scomparse si sottopongono all’assalto dei cronisti non per ostentare la propria sofferenza, ma sperando di ottenere attraverso di essi un aiuto, un indizio, una segnalazione.


Oggi nessuno può sottrarsi alla pietà, o alla preghiera, di fronte allo sguardo perso di quella madre, alla ricerca di un qualsiasi segno di speranza. Domani, però, passata l’ondata emotiva, c’è da scommettere che riprenderanno fiato i commenti sui delitti commessi in ambito familiare. E’ una vera e propria strumentalizzazione che si inserisce nel più vasto coro dei demolitori di ogni tradizione e di ogni legame, quasi fossero questi la causa della violenza.


Alcuni anni fa si titolò che la cerchia familiare uccideva più della mafia perché i delitti in ambito domestico superavano quelli dei clan. Inganno, artifizio retorico, ovvietà, se non altro per il fatto che i nessi familiari – per fortuna – sono più diffusi di quelli criminali. Ma la famiglia oggi è la vittima del delitto, non la causa. E’ proprio la scomparsa dei legami forti in favore di quelli più superficiali, ad esempio limitati solo all’interesse sessuale o economico, ad essere l’origine dell’imbarbarimento dei rapporti umani.


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