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Cronaca

SARAH SCAZZI/ Cara Tv, ora che hai raccontato la morte in diretta perchè non ti chiedi che senso ha?

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Oggi la ripresa della morte – non in fiction, ma in real time - è la normalità. Ma la morte in diretta, la morte ostentata in scena è trattata come un puro fatto, un puro dato di cronaca. Non segue nessuna vera riflessione. Non ci si chiede mai il senso di ciò che si mostra. Al massimo se ne cerca un responsabile, ma quasi per esorcizzare, per lavarsi la coscienza.


La ricerca del colpevole, diceva già Baumann, è la suprema difesa dell’uomo moderno di fronte allo scacco che la morte pone. Rovesciate dai media, come un vortice di male, le notizie di reato si accumulano nelle nostre case e nelle coscienze senza che ne nasca mai una domanda su di sé e sul mondo che stiamo costruendo, o distruggendo.


La domanda sul senso sarebbe il primo segnale di quella favilla divina che cova in fondo a tutti gli animi. Invece senza, non resta che uno sguardo sgomento, come quello che abbiamo visto sui volti di tante madri afflitte dal dolore. “Scenderemo nel gorgo muti”, diceva Pavese.

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