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Cronaca

IL FATTO/ Il Papa e quella riforma del cuore, motore nascosto del cambiamento

Serve una conversione del cuore: così il Card. Bagnasco aprendo i lavori della Cei ad Assisi. Una semplice esortazione spirituale? Il commento di COSTANTINO ESPOSITO

Benedetto XVI (Ansa)Benedetto XVI (Ansa)

Nell’aprire i lavori della Conferenza episcopale italiana ad Assisi, il cardinale Bagnasco ha lanciato un invito che molto probabilmente sarà macinato nella grande macchina dell’informazione come il solito richiamo che ci si aspetta dai vescovi e dalla Chiesa cattolica. Nel migliore dei casi sarà sinceramente apprezzato come un’alta meditazione spirituale, destinata però fatalmente ad essere messa da parte nel momento in cui bisogna affrontare i problemi “veri” e “concreti” della crisi economica, della divisione del tessuto sociale, della confusione politica, degli scandali della vita pubblica e così via.

Ma se proviamo per un momento a sospendere questi automatismi ideologici e mediatici, ci rendiamo conto che qui si tratta di una posizione altra, tanto diversa rispetto alle categorie con cui normalmente percepiamo e giudichiamo la condizione critica che la società e la politica stanno attraversando, quanto sorprendentemente adeguata - starei per dire la più adeguata - nel dare espressione al bisogno più essenziale e all’attesa più urgente, anche se più nascosta, della gente.

La sfida è semplice ma decisiva, e può essere compendiata in una domanda che spiazza: com’è possibile pensare, progettare o anche aspettarsi un cambiamento degli assetti culturali e sociali, economici e politici, che non parta da un cambiamento di noi stessi? Pensiamo davvero che tutto dipenda dal fatto che le situazioni e le condizioni della vita comune cambino, senza che in tutto ciò sia toccata la nostra responsabilità personale? Abituati come siamo a considerare la vita degli uomini come l’esito meccanico di circostanze favorevoli e di strutture ben funzionanti, come una serie di diritti garantiti per via giuridica, non riusciamo più a renderci conto che in realtà è sempre vero il contrario.

Come tante volte abbiamo avuto modo di scoprire per esperienza diretta nei casi fortunati o sfortunati della nostra vita personale, ciò che fa la differenza è la posizione della nostra coscienza, la motivazione ideale che ci spinge ad affrontare le sfide del reale e il riconoscimento che c’è qualcosa per cui vale la pena “esserci” e costruire insieme agli altri.