BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Lo spot pro eutanasia che cambia le regole e si inventa l'uomo "fai da te"

Una immagine dallo spot pro eutanasia Una immagine dallo spot pro eutanasia

Insomma, questo è il vero “tarlo” dello spot: la vita limitata a quello che noi vorremmo che fosse. Col corollario che sentiamo tutto quello che non abbiamo programmato come nemico. Capiamo allora il messaggio diretto dello spot: l’apertura all’eutanasia. Che è figlia di questo tarlo: perché buona parte di coloro che chiedono di morire non sono persone in fin di vita, ma “scelgono” la morte per tristezza o solitudine, perché la vita tragicamente non corrisponde più ad un certo disegno o un determinato livello di vita.


Certo, di fronte al dolore e alla morte che incombe, anche un Titano cala le difese. Il problema qui è se lasciamo sola la persona o la mettiamo al primo posto nelle agende sociali e politiche, e nella nostra responsabilità personale. Perché è chiaro che la disperazione e la voglia di morire nasce dalla solitudine, non dal dolore: il dolore ha ottimi farmaci come risposta; la solitudine invece ha una sola risposta: l’incontro con una persona che aiuta a capire il senso di quello che sta avvenendo, che ti aiuta anche a curarti di te sopraffatto dall’angoscia e dalle lacrime.

 

L’idea che si sta affermando invece è che prendersi cura di persone così è tempo perso o una pena senza senso. “Vuole morire? Che muoia”. Non sarà che l’eutanasia è voluta più per sollevare i familiari dalle cure del malato che per sollevare il malato stesso? Non sarà che spesso la gente chiede di morire per “non sentirsi di peso”? Insomma, il tarlo suddetto non erode solo il diritto alla vita, ma soprattutto il “diritto alla cittadinanza”, dove chi è più debole è bene che si accomodi e non disturbi.


Anche il personaggio dello spot rimpiange il peso che è lui stesso per la sua famiglia, mostrando che sente la propria morte come una liberazione per loro. Ma siamo sicuri che le nostre famiglie sentano il padre malato e disabile come un peso? Se è così, dobbiamo seriamente ripensare non all’eutanasia ma a come le nostre famiglie sono tragicamente malate (e come l’aiuto sociale sia purtroppo insufficiente). Curiamo questo aspetto; avremo curato l’eutanasia.

 

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
17/11/2010 - il dramma moderno (Antonio Servadio)

Non ho visto lo spot ma penso che l'articolo centri il nucleo del dramma esistenziale moderno: una malintesa onnipotenza dell'uomo; la solitudine ne è conseguenza. La disperazione e la pulsione di morte nascono da codesta solitudine. Paradossale -ma non strano- che in questo "clima" coesista un grottesco teatrino del "divertimento" tutto fatto di superficiale vacuità. La scelta poi diventa un "must". Quindi non sei "OK" se non sei "performing" perché non hai saputo scegliere bene dal supermercato dello "sviluppo personale" o "di carriera", quindi sei "out", cioè "solo". La natura ci viene disgraziatamente in "soccorso". Basta una pioggia molto abbondante o un ruttino di un piccolo vulcanello a ridarci la misura di quanto siamo avanzati (questo è vero) ma certamente molto lontani dalla libertà di decidere tutto.

 
16/11/2010 - eutanasia (maria schepis)

Certe parole mettono angoscia solo a pronunciarle,dilemmi terribili sui quali non era nemmeno pensabile discutere ,oggi divengono oggetto di messaggi pubblicitari,quasi fossero merce da vendere.EUTANASIA un parola che pesa come un macigno,mi sembra già irriguardoso pronunciarla.Io per mia formazione ho rispetto delle opinioni altrui e del dolore altrui.La comprensione non significa però accettazione di tutto. Ho avuto modo d'incontrare durante la presentazione di un libro il papà di Eluana,ho discusso delle sue convinzioni e gli ho esposto le mie,ho colto il suo dolore e ho capito razionalmente le sue scelte ma non le ho condivise.Lo spot per insinuare come diritto di scelta "la dolce morte" m'inquieta,mi sembra qualcosa di molto più grande di me e delle mie piccole certezze.Probabilmente è molto banale ciò che affermo ma ritengo che i "perchè" e " come" d'inizio e fine vita non dipendano da noi.

 
15/11/2010 - Mi ha salutata così "ciao bel muso". (claudia mazzola)

Ieri alla cantina "Perla del Garda" ho rincontrato un uomo che non si fa da sè, Sergio lavora lì, da 10 anni non lo vedevo, che sorpresa! Quando ci siamo guardati è tornata la memoria cancellata. La sua storia tutto un programma fatto da un'Altro, la sua forza è nella vita.

 
15/11/2010 - eutanasia (Pierluigi Assogna)

Giusto. E l'aspetto paradossale di questo spot è che chi lo promuove dovrebbe coerentemente ammettere che in un universo fisico la libertà di scelta è assolutamente impossibile, dato che ogni evento è condizionato dalla presesistente situazione fisica, o al massimo è frutto del caso. Il caso e la necssità, appunto.