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STRAGE DI BRESCIA/ Pecorella: un processo senza prove che non si doveva iniziare

Si chiude con l'assoluzione di tutti gli imputati il processo per l'attentato compiuto a Brescia 36 anni fa. GAETANO PECORELLA commenta questa sentenza a IlSussidiario.net

strage_loggia_ambulanza_R400.jpg (Foto)

«I processi sulla strage di Brescia sono stati costruiti fin dall’inizio su una totale assenza di prove. E il risultato è stato uno spreco enorme di fondi pubblici e di tempo. In questi casi i pubblici ministeri dovrebbero avere il coraggio di non portare i processi fino al dibattimento». Ad affermarlo è l’avvocato Gaetano Pecorella, a poche ore dalla sentenza della Corte di assise di Brescia che ha assolto i cinque imputati Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino e Pino Rauti. Erano tutti accusati per la bomba lanciata durante una manifestazione antifascista organizzata dai sindacati, che il 28 maggio 1974 causò la morte di otto persone e il ferimento di altre 102. Pecorella è stato il difensore di Delfo Zorzi nel primo dei tre processi, e avvocato di parte civile durante il secondo processo. E ha analizzato quindi le «due facce della medaglia» di una delle vicende più cupe della storia italiana.

Avvocato Pecorella, che cosa ne pensa di questa sentenza?

Era evidente fin dall’inizio che si trattava di un processo senza prove, e lo avevano detto chiaramente fin dall’inizio sia il giudice per le indagini preliminari sia il tribunale del riesame, che si erano rifiutati di emettere il provvedimento cautelare per gli imputati. Ma si è voluto proseguire, anche in seguito al fatto che la Corte di cassazione a un certo punto ha deciso di riaprire la partita. E questo ha comportato un enorme spreco di tempo, soldi e una grande delusione per la città. Un processo del genere non lo si sarebbe nemmeno dovuto incominciare.

Perché ritiene che sia stato un processo senza prove?

Perché si è basato esclusivamente su dei collaboratori di giustizia che si contraddicevano totalmente tra di loro. Erano inattendibili, in alcuni casi le loro tesi sono state smentite dalle verifiche fatte. E quindi era impossibile ricavarne un indizio grave, preciso e concordante.

Allora perché tanto accanimento?


COMMENTI
17/11/2010 - processo e procedimento penale (Antonio Servadio)

Triste situazione, non solo per le persone e le famiglie coinvolte. Ancor più triste per la storia politica e sociale del paese. Appare come un'esperienza fallimentare. Suggerisco di distinguere la mancanza di una conclusione positiva (azione penale) al termine del procedimento penale (aspetto tecnico della vicenda giudiziaria) dal "processo" che si è comunque svolto nel corso del procedimento, dentro e attorno ad esso. Un processo, inteso come "complesso di trasformazioni o di trasferimenti", è comunque avvenuto. Non è giusto trascurarne il rilievo. Senza il procedimento non ci sarebbe stato neppure il processo, qualcosa che ha tenuto desta la memoria e ha permesso di maturare la consapevolezza sulle dinamiche (perverse). Se i responsabili diretti non sono stati individuati, ebbene questa stessa conclusione ci insegna pur qualcosa.