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LETTERA/ E ora chi salverà il Veneto dal fango della burocrazia?

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Peggio: non si farà nulla per prevenire, e così si metterà già in cantiere un’altra catastrofe. Resteranno solo a verbale le nette parole pronunciate da Luigi D’Alpaos, docente di idrodinamica all’università di Padova, che dopo la disastrosa alluvione del 1966 fece parte di una commissione d’indagine sul Veneto. Martedì scorso, alla commissione Ambiente del Consiglio regionale, ha elencato i tre problemi di fondo: insufficiente portata idraulica di tutti i grandi fiumi veneti, precarietà della rete idrica minore dei canali e degli scoli, urbanizzazione massiccia e incontrollata del territorio.

 

Sottolineature fatte già allora, 44 anni fa, e rimaste lettera morta. L’alluvione di questi giorni? “Solo il frutto inevitabile di 40 anni di politiche sbagliate e una sistematica incomunicabilità tra università e istituzioni territoriali”, ha chiarito D’Alpaos. Arriveranno dei soldi alle persone colpite, e saranno comunque briciole. Ma ci sarà qualcuno che pagherà per questi reati di omissione? No. Se ne farà carico l’anonima anziana veneta che prende 350 euro mensili di pensione, ma che l’altro ieri ha fatto sapere di volerne versare 20 ogni mese per gli alluvionati. Grazie, signora, che ci aiuta ancora ad avere fede in questa Italia piena di fango.

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