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PAPA/ Quel realismo contro i "secondo me" che uccidono bambini e coscienze

La sanità sembra impazzita: un'attenzione alla salute che rischia di trasformarsi in consumismo, e d’altra parte l’idea di “classi” umane di minore dignità. Il commento di CARLO BELLIENI

benedettoxvi_papa_ppiano1R400.jpg (Foto)

Quanto è moderno questo Papa, e come coglie il succo delle questioni mediche! «La giustizia sanitaria deve essere fra le priorità nell'agenda dei Governi e delle Istituzioni internazionali», dice Benedetto XVI alla 25esima Conferenza internazionale per gli operatori sanitari tenutasi ieri. «Purtroppo - continua -, accanto a risultati positivi e incoraggianti, vi sono opinioni e linee di pensiero che la feriscono: mi riferisco a questioni come quelle connesse con la cosiddetta 'salute riproduttiva', con il ricorso a tecniche artificiali di procreazione comportanti distruzione di embrioni».

Parlare di giustizia sanitaria nel caso di aborto e soppressione di embrioni vuol dire capire il nocciolo della questione: non si tratta più ormai di un diritto alla vita che viene messo in dubbio, ma di un diritto alla cittadinanza: certe “classi” di esseri umani valgono meno degli altri e se ne può disporre, per esempio per farne medicamenti per altri (ricchi e adulti), come è successo in via sperimentale di recente con degli embrioni usati come medicine.

E’ un attacco al diritto alla cittadinanza che va anche oltre l’epoca prenatale, che si spinge a non considerare persona il neonato, il disabile mentale, l’anziano con demenza e così via, creando una nuova categoria: gli “apolidi morali”, cioè quelle persone che hanno perso il diritto di essere chiamate tali, il diritto di essere “persone”, secondo la linea vincente della bioetica mondiale. Che un embrione sia un essere umano vivo non lo dubita neanche il più acceso abortista; solo che per lui l’embrione è un essere umano che vale meno degli altri. E qui è il vulnus verso la giustizia, che vorrebbe invece che tutti si trattino allo stesso modo, e che non è un vezzo cristiano, come ben insegnava il laico Emmanuel Kant, per il quale nessun uomo è un mezzo per la felicità dell’altro, ma ognuno è in sé un fine. Insomma, parafrasando George Orwell, oggi “tutti gli uomini (donne) sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Che modernità, quella di un Papa che capisce questo, che evidentemente non trova una giustificazione unicamente teologica alla difesa dell’umano, ma che ha per alleati il meglio del pensiero moderno. Già, perché il pensiero “moderno” riconosce l’evidenza; quello attuale (detto “postmoderno”) invece la trascura in nome del soggettivismo e la scienza passa in secondo piano rispetto al nuovo mito: l’autodeterminazione. Per il pensiero “postmoderno”, anche se su tutti i testi di embriologia c’è scritto che la vita inizia al concepimento, io lo ignoro in base al “secondo me”; la malattia non esiste se a me non conviene, o esiste, anche contro il parere di mille medici, se io decido che sono malato.


COMMENTI
21/11/2010 - Pontifex Maximus (Antonio Servadio)

Grande Benedetto XVI. Scomodo certamente. Il Pontefice deve essere scomodo, nel senso in cui lo è stato Gesù, il più grande scomodo -anzi scandaloso- della storia.

 
19/11/2010 - Papà (maria schepis)

Che il Papa sia moderno e coraggioso mi pare dato inoppugnabile,io aggiungerei che è anche scomodo,perchè in un'epoca di forte relativismo etico fa il Papa,nel senso che riafferma ad alta voce l'essenza della Chiesa stessa.Dal terribile bubbone della pedofilia all'aperta difesa della vita,soprattutto della vita dei più indifesi,dagli embrioni ai poveri o meglio poverissimi,a cui manca l'assistenza sanitaria più immediata.E' vero,c'è un forte consumismo farmacologico,spesso si va dal medico per fare rifornimento di antibiotici,antipiretici, da tenere in casa, "non si sa mai".Le ristrettezze in cui sono cadute anche le case farmaceutiche ,forse hanno ridotto lo sperpero ma ciò non elimina la disparità esagerata di spesa sanitaria tra noi e i paesi poveri.Individualmente,forse, ne abbiamo preso coscienza,ma non possono bastare i due euro raccolti con gli sms,per risolvere il problema.I paesi poveri sono la scommessa del futuro,l'economia mondiale va riformulata e programmata tenendo conto di questa folla di diseredati,certo è terribile morire di parto nei nostri ospedali,ma è una tragedia che si ripete ennesine ed ennesime volte tra le donne etiopi ad esempio.La mortalità infantile è elevatissima e le malattie per noi banali,lì sono mortali.Ritengo che piuttosto che tentare spermentazioni ardite e costosissime sia moralmente più corretto destinare almeno parte di queste spese all'assistenza nel terzo mondo.Il discorso è comunque lunghissimo e troppe sono le ingiustizie