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TERREMOTO/ Dalle macerie dell'Irpinia, 30 anni dopo, riemergono scomode verità

Pubblicazione:martedì 23 novembre 2010

TerremotoIrpiniaR400.jpg (Foto)

Oggi ricorre il trentennale del terremoto di Campania e Basilicata, divenuto “dell’Irpinia”  solo dopo. Quando - dopo aver ampliato a dismisura l’area del danno e dei relativi interventi - c’era da prendere bene la mira restringendo di nuovo l’area, per dare un marchio d’infamia a una provincia che aveva, a ben vedere, la sola colpa di essere stata la più colpita nella più grande sciagura del dopoguerra.

Una sciagura, sia detto con chiarezza, che generò un numero di vittime (2.914) pari a quello delle Torri gemelle, e non di molto superiore come sarebbe potuto accadere, solo perché faceva caldo, il grande Avellino di Juary, Di Somma e De Ponti aveva vinto alla grande e tutto invogliava, insomma, alla passeggiata domenicale.

Il Presidente Pertini di fronte alle scene drammatiche del ritardo dei soccorsi tornò affranto a Roma e invocò a gran voce solidarietà. Papa Giovanni Paolo II accorso d’impulso a Balvano, una volta appreso dei morti, tanti bambini, per il crollo della Chiesa durante la Messa, invocò, con le parole della fede, che “accanto a ogni uomo che soffre” ci fosse “un altro uomo ad aiutarlo”.

Di fronte alle drammatiche immagini che fecero il giro del mondo, e grazie anche all’appello di quei due grandi riferimenti dell’Italia di allora, scaturì un grande momento di solidarietà che cambiò la vita di tante persone, chi scrive - giovane matricola di Giurisprudenza - fra questi. La Chiesa si fece popolo, il Paese si ritrovò unito, le lacrime di dolore, si convertirono ben presto in grata commozione.


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