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COLLETTA/ Quella Carità che parla la lingua di Chen, Mohamed, i carcerati e John Elkan

Sabato 27 novembre 2010 è la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, IlSussidiario.net vi propone un viaggio attraverso le novità di questa edizione

banco_alimentare_2008_R400.jpg (Foto)

La Colletta 2010 conquista Chinatown. E’ una delle particolarità dell’evento che si terrà sabato nei supermercati dell’intera Penisola, su iniziativa del Banco alimentare, che quest’anno sarà in grado più che mai di coinvolgere tutta l’Italia. Inclusa quella che parla cinese, grazie ai volantini stampati in lingua orientale e diffusi a Prato per sensibilizzare una delle comunità immigrate più numerose nel nostro Paese. Varcando così una nuova frontiera, dopo quella dei ragazzi musulmani di Porto Franco, che anche quest’anno daranno il loro contributo come volontari. E la Colletta alimentare non varcherà solo tutte le barriere culturali possibili e immaginabili, ma anche le spesse mura del carcere e delle celle d’isolamento, per raccogliere il contributo degli ergastolani di quattro penitenziari di due regioni diverse.

Ma tra i volontari ci sarà anche John Elkann, presidente Fiat e primogenito di Margherita Agnelli e di Alain Elkann, che farà la spesa per il Banco Alimentare a Torino. Anche se l’aspetto più inedito della Colletta 2010 è il suo approdo nella Chinatown di Prato, per volontà del Banco alimentare della Toscana. Finora nessuno dei cinesi che vivono stabilmente nel nostro Paese ha mai partecipato come volontario del Banco alimentare, a differenza di alcuni studenti universitari giunti in Italia con il progetto Marco Polo.

Tra di loro c’è Giuliana Chan, originaria di Macao, iscritta al corso di laurea in Beni artistici di Firenze, che quest’anno parteciperà nuovamente alla Colletta dopo l’esperienza dell’anno scorso. «La prima volta che me l’hanno proposto ho deciso di provare, anche perché non richiedeva tanto tempo - racconta Chan a Ilsussidiario.net -. Come modalità di donare, quella della Colletta è diversa, perché alle persone non è chiesto denaro ma un bene primario come il cibo. E questo suscita subito fiducia, perché è come aiutare un vicino di casa rimasto senza pasta o senza farina. E’ naturale farlo, ed è una cosa molto semplice ma che può risolvere la situazione di chi è in difficoltà».