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COLLETTA/ Quella Carità che parla la lingua di Chen, Mohamed, i carcerati e John Elkan

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Per questo Chen ha scelto di tornare, anche perché «aiutare le persone in difficoltà è qualcosa che dà soddisfazione e gioia, ed è un’esperienza che può comprendere chiunque. Sia italiano o cinese, cristiano o di un’altra religione». E quindi «il volantino in cinese è un passo importante. La maggior parte delle persone arrivate in Italia dalla Cina parteciperebbero volentieri alla Colletta alimentare, ma non lo fanno per l’ostacolo della lingua o perché non ha nessuno che fornisce loro delle informazioni. Ma l’esperienza di donare qualcosa agli altri è identica per tutti, a prescindere dalla lingua in cui si parla». Al punto che, spiega Chen, «vedrei volentieri una Colletta alimentare anche a Macao, a Hong Kong o a Taiwan: credo che avrebbe molte possibilità di successo. A Pechino è più difficile, ma lì la situazione è diversa».

 

Ma soprattutto, la Colletta può essere proprio il fatto in grado di superare un certo isolamento in cui vive la comunità cinese in Italia. «Un conto - spiega Chen - sono gli studenti cinesi come me venuti in Italia per studiare, a cuore aperto e desiderosi di fare un’esperienza positiva. Un altro chi è scappato dal suo Paese perché non riusciva più a viverci, e che qui in Italia si sente un po’ come un fuggitivo. Tendendo quindi inevitabilmente a frequentare solo altre persone simili a sé. Per rompere l’isolamento l’unica soluzione è che ci sia qualcuno in grado di entrare nelle comunità degli immigrati per aiutarli a vedere in modo diverso il Paese in cui si trovano. Facendo sì che si rendano conto che vivono in Italia, e non nella Cina italiana».

 

Un discorso analogo può valere anche per i volontari musulmani che parteciperanno alla Colletta. Molti di loro sono studenti di Porto Franco, la struttura presente in nove regioni italiane che aiuta gratuitamente i ragazzi nelle materie scolastiche in cui sono in difficoltà. Come Mohamed Bouchbouk, nato in Marocco 19 anni fa, a Milano da quando ne ha nove. «E’ la mia prima volta che partecipo a questa iniziativa - racconta - e ho deciso di farlo perché aiutare delle persone che hanno bisogno è una cosa fondamentale per l’essere umano. Se ho questa possibilità, perché non dovrei? Gli alimenti raccolti saranno destinati alle persone povere, e questa è una cosa positiva».



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