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COLLETTA/ Quella Carità che parla la lingua di Chen, Mohamed, i carcerati e John Elkan

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Anche perché, come sottolinea sempre Mohamed, «tra i cinque pilastri della mia religione c’è il dovere di aiutare gli indigenti, e quindi quando c’è una persona con un bisogno e si ha la possibilità si è quasi obbligati ad aiutarla». E del resto, aggiunge Mohamed, «il fatto che alla Colletta alimentare partecipino musulmani e cristiani insieme vuol dire che è possibile collaborare anche su altre cose. Anche a Porto Franco ci sono molti musulmani, tra cui diverse ragazze con il velo, e ragazzi cristiani molto credenti. E io sto certamente meglio con loro che non con i miei coetanei che non credono in nulla, e che continuano a bestemmiare senza nessun motivo».

 

Mentre Wady M., 16 anni, musulmano nato in Italia da genitori egiziani, rivela di avere «deciso di partecipare perché per me è una cosa nuova, è la prima volta che vengo e ho deciso di provare. E poi, quando si tratta di aiutare delle persone povere che hanno bisogno, è una cosa che va sempre bene, soprattutto se sono nostri vicini di casa o concittadini. E’ giusto aiutare chi vive negli altri Paesi, ma prima ancora dobbiamo fare qualcosa per le persone bisognose, italiane o immigrate, che si trovano vicino a noi. E ultimamente purtroppo sono sempre più frequenti le famiglie che anche a Milano hanno delle serie difficoltà».

 

Quest’anno inoltre la Colletta alimentare si terrà anche dietro le sbarre. In tre penitenziari lombardi, Opera, Monza e San Vittore, i carcerati acquisteranno dei generi di prima necessità negli spacci interni e li doneranno al Banco alimentare. I tre penitenziari hanno infatti risposto all'invito dell'associazione Incontro e Presenza, attiva nel panorama carcerario milanese. E come volontario d'eccezione ci sarà a San Vittore l'ex capitano del Milan, Franco Baresi. I detenuti, dall'interno del carcere potranno fare la spesa ordinando cibo attraverso il cosiddetto "sopravitto". Gli alimenti saranno poi raccolti dai volontari di Incontro e Presenza e quindi donati alla fondazione Banco Alimentare Onlus, integrando i prodotti provenienti dalla Colletta nei supermercati. Mentre a Massa, in Toscana, 26 detenuti utilizzeranno uno dei pochi giorni di libertà vigilata a loro disposizione per raccogliere generi alimentari nei supermercati, invece che per visitare le famiglie come sarebbe più spontaneo fare. Come racconta Andrea Giusti, responsabile provinciale della Colletta, «sabato una ventina di carcerati si divideranno in gruppi di tre-quattro nei principali supermercati, mentre altri cinque o sei aiuteranno a smistare i pacchi nei magazzini».

 

Giusti ieri si è incontrato con i 26 volontari «speciali» all’interno del penitenziario e racconta: «Dedicano una loro giornata di libertà a questa iniziativa perché ci credono e sentono il piacere e la gratitudine di fare parte della Colletta, anche se le difficoltà materiali che devono affrontare giorno per giorno nelle loro celle fanno sì che sarebbero le prime persone bisognose dell’aiuto che invece scelgono di destinare agli altri».

 

Come raccontano in una lettera i carcerati milanesi Rosario, Francesco, Sergio e Fabiano, «oggi molte persone si trovano, dopo una vita di lavoro, nella condizione di avere bisogno di aiuto. Persone che dopo avere perso il lavoro, dopo una vita spesa all’insegna dell’onestà si trovano a non avere da parte delle istituzioni un sostegno quando per l’età avanzata restano senza uno stipendio». E aggiungono i carcerati nella loro lettera: «Siamo lieti di poter concorrere a questa bella e lieta iniziativa e vogliamo anche ringraziare tutti coloro che materialmente si adoperano per la riuscita di tutto ciò, parlo degli organizzatori, i volontari, le persone che si occupano del ritiro e della consegna dei prodotti e ovviamente dei donatori».

 

(Pietro Vernizzi)

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