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LETTERA/ Aborto, fecondazione e contraccezione, ecco perchè in corsia ci vuole una "sveglia"

Un torpore diabolico ha preso sia operatori sanitari che cittadini in generale, denuncia GIANLUIGI PARENTI, che chiede un intervento deciso dei Vescovi su inizio e fine vita

Neonato_dorme_ospedaleR400_7ott10.jpg (Foto)

Gentile Direttore,

sono un ginecologo che lavora in un ospedale della Brianza. Sono molto contento che si svolga la “ Veglia per la Vita”.

Io, però, la chiamerei la “sveglia “ per la vita, in quanto mi sembra che il torpore (diabolico) stia permeando sia gli operatori sanitari che i cittadini in generale (tra cui molti bravi cattolici).
La sonnolenza serpeggia sempre più evidentemente quando capisci che certi giudizi veramente umani (cioè squisitamente morali) su aborto, fecondazione artificiale, contraccezione fanno scattare un fastidio, quasi come quando al mattino vado a svegliare i miei figli per andare a scuola e si girano scocciati dall’altra parte.

In particolare sarebbe bello se per scuoterci  da tale atteggiamento da plantigradi, i Vescovi italiani prendessero carta e penna, come i colleghi (scusate, i confratelli) dell’episcopato polacco e dicessero una volta per tutte che chi utilizza o gestisce tecniche di fecondazione artificiale si trova fuori dal cammino umano (perciò morale) che la Chiesa insegna.

Io sono stanco di sentimi dire da colleghi cattolici di essere sì tali, ma di avere le loro idee sui temi sensibili. Questa per me non si chiama comunione, ma relativismo. Tutto è relativo a me, cioè io sono il centro della vita e il mio istinto e il mio pensare costituiscono la strada maestra delle scelte nella professione e nella vita. Ora, a Milano, uno che pensa di essere il perno attorno al quale gira tutto come fosse una trottola si dice che “pirla”, cioè gira ma non si muove.