BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

J’ACCUSE/ Quel grande inganno che ci fa buttare tutto, dal cibo ai bambini

La nostra società, spiega CARLO BELLIENI, sembra non riconoscere più che “tutto è bene” e per questo ritiene vi siano cose di cui è meglio disfarsi

Foto Ansa Foto Ansa

È notizia di questi giorni che dal prossimo gennaio 2011 i cibi rimasti integri e inutilizzati nelle mense delle scuole torinesi non rischieranno più di finire nei cassonetti dei rifiuti, ma verranno destinati a chi ha bisogno di un pasto caldo.

È quanto previsto dal progetto sperimentale di recupero pasti denominato “La pietanza non avanza - Gusta il giusto, dona il resto”, promosso e finanziato dall’assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte, in collaborazione con la direzione regionale Sanità, il Comune di Torino, l’Associazione Banco Alimentare del Piemonte e la ditta Compass Group.

Quest’iniziativa accende una lampadina non solo sullo spreco in sé, ma su ben altro. Infatti viviamo in una civiltà dove le eccedenze sono innumerevoli e vanno perse in maniera moralmente colpevole. Anche recentemente allarmi sono stati lanciati verso la perdita di circa un 30% dei cibi che passano per le mense, supermercati o ristoranti, ma anche nelle nostre case. Ma buttar via cibo o oggetti di vario tipo non ci impressiona più, tranne se pensiamo che così “le risorse finiranno”, oppure che “non siamo all’avanguardia nel riciclo”.

Ma questa è una critica infantile: pensare a un’improbabile fine delle risorse è indice di paura e tutto il riciclo del mondo non arresterebbe lo sfascio. Un passo oltre lo fa l’iniziativa torinese, perché mette al centro del recupero le persone bisognose, e questo è importante perché ci apre a un altro punto eticamente grave: è l’idea che ormai siamo convinti che esistano delle cose “in sé” inutili.

L’inutilità delle cose è un’idea postmoderna, che non sa riconoscere l’utilità intrinseca di tutto e dunque la riparabilità, la riutilizzabilità, la scambiabilità e addirittura la preziosità di tutto, e si limita ad accettare quello che è “perfetto”. I nostri vecchi accomodavano anche i piatti rotti con colla e sottili fil di ferro; oggi la maggior parte delle cose che abbiamo in casa sappiamo bene che “non vale la pena” di accomodarle, perché è più economico comprarne di nuovi; e di conseguenza non si trova più chi accomoda scarpe, ombrelli, ma anche radio o computer appena un po’ datati.


COMMENTI
04/12/2010 - Meglio una bici ! (Diego Perna)

Il mio cane va pazzo per le bucce sia delle pere che delle mele; io non le mangio più, è possibile ci siano tracce di pesticidi anche se il mio cane, ha 13 anni e sta benissimo. Saranno i pesticidi, o forse non ce n’è. E' vero che gettiamo tutto, spesso non c’è dove mettere scarpe ancora nuove, e lo spazio in città costa moltissimo. Ricomprare il fornetto elettrico cinese, costa meno che ripararlo, sempre si trovino i ricambi e oggi, i mercati di borsa, di cui siamo tutti succubi, risentono immediatamente del calo dei consumi. Anche mio padre pur facendo un mestiere che non c'entrava nulla, riparava tutto, una lavatrice costava lo stipendio, non era lecito gettarla al primo guasto. A dire queste cose corriamo il rischio di essere nostalgici,o credere che era meglio cinquant’anni fa; ma non scrivevamo al computer on line e nemmeno si volava in due ore da Roma a Londra. Accettare la sfida che “tutto è bene”, è compatibile con modello di sviluppo economico del mondo occidentale? Io penso di no. Potremmo immaginare qualcosa di diverso? E’ possibile fare almeno un tentativo pacifico trattenendo ciò che è buono? ( a me il computer piace) Qualche anno fa era di moda ammucchiare dentro i musei, oggetti e rifiuti disponendoli come fossero opere d’arte, riutilizzare le cose, per ridargli il giusto valore.(?) L’auto oggi è “euro5” domani “euro 6” e poi “7,8,9….”, questo è il problema. Sono per dare valore alle persone e alle cose, ma è meglio una bici!… si può dire a Marchionne?