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J’ACCUSE/ Quel grande inganno che ci fa buttare tutto, dal cibo ai bambini

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Da dove nasce questa fobia, che è alla base dello spreco e che va a braccetto con la “religione del riciclaggio”, che colpevolizza il vecchietto che non butta la cartaccia nel sacco giusto ma non dice nulla degli imballaggi oscenamente ingombranti, dei gadget dei giornali fatti per essere buttati e mai letti? Sono oltre 134.000 le vecchie tv e i vecchi monitor raccolti e avviati al riciclo in Emilia Romagna finora nel 2010 (dati consorzio ReMedia), e sono tv funzionanti, ma che improvvisamente non servono più: si poteva comprare un decoder esterno; invece la gente se ne disfa e basta: perché?

 

Per l’incapacità di accettare una sfida: quella che “tutto è bene”, concetto donato al mondo dal cristianesimo e che ha portato il progresso di cui godiamo, perché ha insegnato che tutto si poteva conoscere senza paura, che tutto si poteva utilizzare. Invece oggi la cultura postmoderna dice che “è bene solo quello che mi serve”, e butta via tutto il resto, disfacendosi invece di cose preziose.

 

E, attenzione, questo vale non solo per le bucce delle pere che nessuno mangia più (e che farebbero invece tanto bene), ma vale anche per i rapporti umani, dove il marito che non va più bene per un motivo o un altro va cambiato, il nonno che disturba va invitato a capire che in fondo “non è giusto sentirsi un peso per gli altri” e avviarsi in silenzio a chiedere di morire, il bambino che non passa l’esame dell’analisi genetica prenatale non va fatto nascere.

 

Siamo nella prima società che genera rifiuti, cosa mai successa prima nella storia del mondo. E “rifiuto” non significa “spreco”, che sarebbe un valore alterato ma in un certo senso positivo se fosse una corsa all’utilizzo infrenabile e creativo; ma significa”fobia”, paura, diffidenza, che ci fa perdere il gusto (e i mille gusti) della vita. L’unica soluzione - e l’ottima iniziativa torinese è un segnale d’allarme per correre ai ripari più generali - è il rispetto, cioè la capacità e la grazia di guardare le cose intravedendo con la coda dell’occhio il Disegno mai insensato, di cui esse fanno parte, riscoprendo la preziosità di tutto.



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COMMENTI
04/12/2010 - Meglio una bici ! (Diego Perna)

Il mio cane va pazzo per le bucce sia delle pere che delle mele; io non le mangio più, è possibile ci siano tracce di pesticidi anche se il mio cane, ha 13 anni e sta benissimo. Saranno i pesticidi, o forse non ce n’è. E' vero che gettiamo tutto, spesso non c’è dove mettere scarpe ancora nuove, e lo spazio in città costa moltissimo. Ricomprare il fornetto elettrico cinese, costa meno che ripararlo, sempre si trovino i ricambi e oggi, i mercati di borsa, di cui siamo tutti succubi, risentono immediatamente del calo dei consumi. Anche mio padre pur facendo un mestiere che non c'entrava nulla, riparava tutto, una lavatrice costava lo stipendio, non era lecito gettarla al primo guasto. A dire queste cose corriamo il rischio di essere nostalgici,o credere che era meglio cinquant’anni fa; ma non scrivevamo al computer on line e nemmeno si volava in due ore da Roma a Londra. Accettare la sfida che “tutto è bene”, è compatibile con modello di sviluppo economico del mondo occidentale? Io penso di no. Potremmo immaginare qualcosa di diverso? E’ possibile fare almeno un tentativo pacifico trattenendo ciò che è buono? ( a me il computer piace) Qualche anno fa era di moda ammucchiare dentro i musei, oggetti e rifiuti disponendoli come fossero opere d’arte, riutilizzare le cose, per ridargli il giusto valore.(?) L’auto oggi è “euro5” domani “euro 6” e poi “7,8,9….”, questo è il problema. Sono per dare valore alle persone e alle cose, ma è meglio una bici!… si può dire a Marchionne?