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LETTERA/ Perché nel ricco Nordest i tetti si sono riempiti di studenti e operai?

Pubblicazione:martedì 30 novembre 2010

Studenti protestano sulla Basilica di San Marco a Venezia (Foto Ansa) Studenti protestano sulla Basilica di San Marco a Venezia (Foto Ansa)

Chi va in piazza o sale su torri e chiese va a segnalare, anche a nome dei tantissimi senza parola, la mancanza di qualsiasi prospettiva di futuro: al di là di come lo faccia, a volte in forme non condivisibili. Ma qui è questione di sostanza.

 

È indicativo che un simile fenomeno si manifesti con particolare intensità nel Nordest descritto fino al giorno prima come la locomotiva d’Italia, il boom del miracolo economico, l’area con tassi di disoccupazione giapponesi e con università di assoluta eccellenza, oltre che virtuose nel gestire i propri bilanci. Significa che il livello del disagio sociale sta salendo come quello della recente alluvione di cui si colgono ancora i segni; e può fare danni analoghi se non peggiori.

 

Sempre più spesso, nei cortei, si vedono insieme studenti e operai, arrabbiati gli uni e gli altri. Chi sa che anche impegnandosi negli studi dovrà comunque fare scelte di ripiego, e chi sta per perdere quel già risicato stipendio e quel sudato posto di lavoro, ha diritto quanto meno a essere visto. Possibilmente ascoltato. Magari risposto.



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