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IL CASO/ Dall'Olanda all'Italia un nuovo tentativo di introdurre l’eutanasia di Stato

Il testamento biologico contro l’accanimento terapeutico c’è già: perché voler modificare la legge? Risponde ROSARIA ELEFANTE

OSPEDALEr400.JPG (Foto)

«In Italia si sta cercando di far passare l’eutanasia mascherandola da legge sul testamento biologico. E il motivo è che per autorizzare la prima occorrerebbe modificare l’intero impianto giuridico del nostro Paese a partire dalla Costituzione». Non ha dubbi Rosaria Elefante, avvocato e giurista dell’associazione Vi.ve onlus, sul caso sollevato dopo che alcuni pazienti italiani si sono recati all’estero per sottoporsi all’eutanasia. Emblematica la storia di Anna Busato, 57 anni, portata dal marito in Olanda dove le è stata somministrata la «dolce morte».

Rosaria Elefante, che cosa ne pensa delle polemiche sollevate su questa vicenda?

Personalmente non vedo dove sia la notizia. La signora Busato aveva la doppia cittadinanza, olandese e italiana. Alcuni anni fa aveva depositato una dichiarazione scritta nei Paesi Bassi, dove l’eutanasia è consentita dalla legge, chiedendo che le fosse somministrata la «dolce morte» qualora fosse entrata in coma. E così è stato. Inoltre, non trovo nessun margine nemmeno per perseguire il marito al momento del suo rientro in Italia dove risiedeva la coppia, in quanto l’intera vicenda è avvenuta in territorio olandese. Tutt’al più, ho trovato scorretto fare passare il decesso di questa donna come una morte naturale, mentre non è stato affatto così.

E allora come spiega la polemica montata a partire da questa vicenda?

Il vero scopo è riaprire il dibattito su quello che è stato definito come disegno di legge sul testamento biologico, ma che in realtà maschera la volontà di introdurre l’eutanasia anche in Italia. Il problema è che mancano la chiarezza e la lealtà per dire: «Da oggi parliamo della legge sull’eutanasia». Togliamo questa maschera, anche perché il testamento biologico contro l’accanimento terapeutico in Italia è già previsto e non c’è affatto bisogno di fare una nuova legge per introdurlo. E’ la stessa Costituzione, nell’articolo 32, a prevederlo.

Ma perché si cerca di introdurre l’eutanasia in Italia in forme mascherate?

Perché l’Italia non è l’Olanda, e neanche l’Inghilterra, e quindi per consentire l’eutanasia nel nostro Paese bisognerebbe stravolgere l’intero impianto della Costituzione, il Codice penale, il Codice civile e diverse altre leggi.

In che senso?


Nella nostra Costituzione il diritto alla vita viene prima delle libertà individuali. E questo per il fatto che dei diritti personali si parla nell’articolo 2, che fa parte dei Principi fondamentali, delle libertà invece solo nell’articolo 13, incluso nella sezione successiva sui Rapporti civili. E quindi in Italia prima viene il diritto alla vita, poi le libertà. Il ragionamento dei padri costituenti, che lo si condivida o meno, è stato che io non ci sono, non posso nemmeno esercitare la mia libertà. Ma al di là dei giudizi di merito, se invece nella Costituzione italiana l’ordine fosse stato quello inverso, verrebbe prima la libertà e l’eutanasia andrebbe quindi permessa. L’articolo 2 della Costituzione parla chiaro: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà».

E questo cosa c’entra con l’eutanasia?


COMMENTI
07/11/2010 - fuori tema ma non troppo (Antonio Servadio)

vado un po' fuori tema, ma non troppo: mi ha stuzzicato una frase nell'articolo, dove si riferisce che è bene ed è doveroso intervenire per impedire i tentativi di suicidio. Sono d'accordo. Però tre le opinioni espresse dalle persone e nella stampa, nel corso di anni recenti, noto un lento sviluppo di un orientamento opposto, secondo cui il suicida è colui che fa una scelta di libertà. Questo orientamento, che trovo ispirato da un cinismo culturale appunto mortale, va a discapito della pietà umana, che implica anche di ammettere la debolezza, la fragilità. Ma mi premeva esporre un aspetto che sta a monte di tutto questo. Qui si disserta sul Grande Passo. Va bene, ma la pietà, e la pietas, dovrebbero cominciare dalle cose più semplici, in modo da non alimentare i cinismi -mortali- di cui sopra. L'estate scorsa, in centro di Milano, ho trovato resistenza (incomprensione ? Scarsa sensibilità?) quando ho chiesto un'ambulanza per un poveraccio, che si era rivelato essere un malato psichiatrico, riverso sull'asfalto a lato marciapiede, con la faccia costellata di enormi ematomi perché era stato malmenato e derubato. Era in uno stato complessivo a dir poco penoso; ovviamente privo di forze. Era stato derubato dopo aver bevuto un bicchiere di troppo, ne consegue che era anche alquanto ubriaco. Ho fatto l'errore di riferire anche questo aspetto ed ecco che tutte le altre informazioni sono passate in secondo piano. Ho capito che ci sono due metri e due misure. Non va bene.

 
04/11/2010 - Misericordia non pena di morte! (claudia mazzola)

Ho sempre visto altri portare la gente a morire, non con un punturone ma accompagnandoli naturalmente con l'amore.