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IL CASO/ Dall'Olanda all'Italia un nuovo tentativo di introdurre l’eutanasia di Stato

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Questo significa innanzitutto che i diritti della persona, il primo dei quali è quello alla vita, vanno anteposti a qualsiasi altro principio. E che inoltre, siccome la solidarietà è un dovere inderogabile, io devo occuparmi anche della vita degli altri, intervenendo per esempio per fermare una persona che sta tentando di togliersi la vita. Non farlo è omissione di soccorso, e il Codice penale prevede per questo reato 2.500 euro di multa e fino a un anno di reclusione.

Ma se uno decide di morire, perché non può firmare un documento chiedendo al medico di aiutarlo?

Per la stessa ragione per cui uno non può firmare un documento in cui accetta di essere ridotto in schiavitù, o in cui, mentre è ancora in vita, vende un organo a un’altra persona. Non a caso l’articolo 5 del Codice civile prescrive che «gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica». Il che vuol dire che nessuno può decidere, fin che è vivo, di vendere un rene o magari il cuore. Eppure uno potrebbe fare lo stesso ragionamento dei sostenitori dell’eutanasia: «Se in piena coscienza decido di vendere un rene, che diritto ha un’altra persona di impedirmelo?».

Già, perché?

Proprio perché in Italia, a differenza dell’Olanda, i diritti della persona vengono prima delle libertà individuali. E’ una scelta, e per modificarla non basta una banale legge sul testamento biologico, ma occorre intervenire alla radice modificando l’intero ordinamento italiano. A meno che non si voglia forzare la nostra Costituzione.

Il problema è che nessuno riesce a mettersi d’accordo su dove finisca l’eutanasia e dove inizi l’accanimento terapeutico…

Anche su questo la Costituzione parla chiaro, affermando nell’articolo 32 che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Se un paziente rifiuta una terapia contro un tumore, o l’amputazione di una gamba in cancrena, questo è un suo pieno diritto e dal punto di vista giuridico non si tratta di eutanasia. Dal punto di vista medico, questa scelta probabilmente porterà alla morte. Ma è eventualmente la malattia a condurre alla morte, mentre nel caso dell’eutanasia c’è un intervento diretto del medico, o di un’altra persona, che provoca il decesso in tempi rapidi. E l’ordinamento italiano prevede che in questi casi il medico deve essere inquisito per assistenza al suicidio o omicidio del consenziente, due reati espressamente previsti dal Codice penale.

Ma privare dell’alimentazione le persone in stato vegetativo è eutanasia o no?

L’alimentazione e l’idratazione sono cose ben diverse da una terapia. Si tratta infatti di un necessario sostentamento, che non si può negare né agli uomini, né agli animali. E la Corte di cassazione il 16 ottobre 2008 lo ha confermato, stabilendo che la cosiddetta «nutrizione assistita» di persone non autosufficienti fa parte dell’assistenza essenziale e che è possibile perseguire il medico che le nega.

(Pietro Vernizzi)
 



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COMMENTI
07/11/2010 - fuori tema ma non troppo (Antonio Servadio)

vado un po' fuori tema, ma non troppo: mi ha stuzzicato una frase nell'articolo, dove si riferisce che è bene ed è doveroso intervenire per impedire i tentativi di suicidio. Sono d'accordo. Però tre le opinioni espresse dalle persone e nella stampa, nel corso di anni recenti, noto un lento sviluppo di un orientamento opposto, secondo cui il suicida è colui che fa una scelta di libertà. Questo orientamento, che trovo ispirato da un cinismo culturale appunto mortale, va a discapito della pietà umana, che implica anche di ammettere la debolezza, la fragilità. Ma mi premeva esporre un aspetto che sta a monte di tutto questo. Qui si disserta sul Grande Passo. Va bene, ma la pietà, e la pietas, dovrebbero cominciare dalle cose più semplici, in modo da non alimentare i cinismi -mortali- di cui sopra. L'estate scorsa, in centro di Milano, ho trovato resistenza (incomprensione ? Scarsa sensibilità?) quando ho chiesto un'ambulanza per un poveraccio, che si era rivelato essere un malato psichiatrico, riverso sull'asfalto a lato marciapiede, con la faccia costellata di enormi ematomi perché era stato malmenato e derubato. Era in uno stato complessivo a dir poco penoso; ovviamente privo di forze. Era stato derubato dopo aver bevuto un bicchiere di troppo, ne consegue che era anche alquanto ubriaco. Ho fatto l'errore di riferire anche questo aspetto ed ecco che tutte le altre informazioni sono passate in secondo piano. Ho capito che ci sono due metri e due misure. Non va bene.

 
04/11/2010 - Misericordia non pena di morte! (claudia mazzola)

Ho sempre visto altri portare la gente a morire, non con un punturone ma accompagnandoli naturalmente con l'amore.