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IL CASO/ Angelica, la neonata che manda in crisi i filosofi della vita

Pubblicazione:martedì 9 novembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il ritorno di Angelica a casa sana e ben curata ha fatto esclamare di gioia e stupore tutti i giornali questa settimana: Angelica, piccola bambina nata con un peso di 550 grammi all’Ospedale S. Camillo di Roma, quando non aveva ancora passato le 23 settimane di gestazione. È un fatto di un’evidenza tale da far mutar opinione a chi propone limiti netti alla rianimazione dei prematuri nati a meno di 26 settimane dal concepimento.

 

Purtroppo sappiamo che è solo l’inizio di una presa di coscienza, perché in molti Paesi occidentali l’assistenza per far sopravvivere i neonati estremamente piccoli segue dei criteri diversi da quelli che si seguono per l’assistenza e per la sopravvivenza di un adulto che abbia lo stesso rischio di morte o di invalidità. Per alcuni, Angelica, perché nata troppo presto, non si doveva assistere: un adulto che cade da un balcone e appare in fin di vita invece sì. Sembra impossibile, eppure è così: vari fatti lo confermano.

 

Studi condotti da una ricercatrice canadese, Annie Janvier mostrano che a parità di alto rischio per la salute, tra neonato e adulto i medici intervistati tendono a trattare con meno vigore il neonato, fino all’estremo di non trattare per nulla. Ma non basta: per rianimare i piccolissimi, in alcuni Paesi si aspetta l’esplicita richiesta dei genitori, pur sapendo che questi potrebbero avere un conflitto di interessi col minore (non tutti i padri e le madri sono meravigliosi, ci insegna la cronaca) e soprattutto sapendo che alla nascita prematura e improvvisa sono entrambi disorientati e spesso sconvolti.

 

E i filosofi rinomati e famosi asseriscono che i neonati non sono persone come gli altri, perché mancano di capacità di “autonomia”, che secondo loro è la caratteristica che distingue gli esseri umani in “persone” e “non persone”. Ed esistono dei protocolli che invitano a non rianimare i bambini anche se hanno una possibilità non trascurabile di sopravvivere, dato che, al converso, hanno una possibilità - neanche confermata- di disabilità.

 

Ma Angelica è tornata a casa: ha trovato dei medici che sapevano che la sopravvivenza anche a 22 settimane è rara, ma non è impossibile: per molte casistiche è 1 su 10-15. Medici che non avevano certezze sulla prognosi in sala parto, perché alla nascita non si sa se quello sarà il bambino che ce la farà; ma hanno dato comunque una chance. Ma erano medici che sanno, come risulta da uno studio svedese, che gli ospedali che rianimano senza fare una selezione sulla base del rischio di handicap e morte, come vorrebbero i protocolli suddetti, invece di avere una percentuale maggiore di bambini con handicap, hanno addirittura una percentuale significativamente minore. Sapendo certo che esiste una soglia sotto cui non rianimare e un limite ai tentativi.


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COMMENTI
09/11/2010 - Angelica (maria schepis)

Il caso di Angelica è la prova conclamata che la scienza medica può fare veramente tanto e che i protocolli etici andrebbero riscritti di pari passo all'evoluzione tecnico-scientifica.Non volere riconoscere la dignità di persona ad un immaturo mi pare un concetto assai involuto perchè, pur nella loro estrema fragilità,questi esserini hanno una capacità di resistenza veramente straordinaria e dobbiamo riconoscere che i neonatologi mettono impegno e passione nel loro lavoro estremamente difficile.Le terapie intensive neonatali sono terapie di alta tecnologia ed alto costo,però nella cultura contemporanea che tanto calpesta la dignità della persona ,questa strenua difesa di vite tanto precarie è una risposta ricca di speranze.Ogni buon medico sa che è da evitare l'accanimento terapeutico ma non mettiamo limiti alla possibilità di assistere un immaturo,se il piccolo è reattivo dovranno essere solo i medici a decidere per quanto tempo e come deve essere assistito,il giuramento d'Ippocrate, se esiste ancora, mi pare che dica "con scienza e coscienza".Un'ultima cosa,ho visto la foto di un prematuro(non ricordo con precisione se ad Haiti o altrove) avvolto nel cellophan ,perchè non fare arrivare in questi posti le nostre incubatrici dismesse?

 
09/11/2010 - Art. 1 Codice Civile. (massari annalisa)

1° c."La capacità giuridica si acquista al momento della nascita." Quindi è la nascita che determina lo "status" di persona. Sono riconosciuti molti diritti anche al nascituro che può inconsapevolmente godere addirittura dell'assistenza di un "curatore del ventre" quando alla sua nascita siano connessi effetti ad es. successori. Quindi, quando un feto vitale viene alla luce, nel nostro ordinamento va soccorso e aiutato a vivere, per quanto la medicina lo permette. Inutile filosofare. Al limite del dannoso chiedere agli scioccati genitori rimettendo a loro, già macerati dal trauma, l'intera responsabilità. Le questioni collegate ai possibili handicap di un prematuro rianimato non sono così diverse da quelle relative ai casi di bimbi nati a termine con un parto difficile che abbia comportato gravi asfissie con conseguente paraplegia o disabilità di vario grado. Se è consentito, in casi accertati, l'aborto terapeutico, l'abbandono di un prematuro con segni vitali potrebbe rappresentare un'omissione di soccorso. Tanto che anche i feti vitali volontariamente abortiti vengono assistiti, e, casomai, disconosciuti dai genitori naturali. Situazioni comunque strazianti, da affrontare con equilibrio caso per caso, supportando i medici e i genitori con le giuste consulenze. Al solito, meglio rifarsi ai principi generali del diritto senza dettare leggi che potrebbero rivelarsi insufficienti a coprire le fattispecie concrete che l'esperienza può presentare.

 
09/11/2010 - Angelica inno alla vita. (claudia mazzola)

L'ho vista al tg ieri, che delizia, è precisa al suo papà! E pensare che in certi paesi si abortisce anche al quinto mese, che orrore è proprio un'omicidio, nessun dubbio.

 
09/11/2010 - se penso a me (giovanna pianta)

leggendo l'articolo, di schianto vedo mio figlio Martino, un bambino di 6 mesi, sanissimo e direi oversize, visto che pesa ben 9 chili ed è nato di 4, eppure se adesso lo abbandonassi morirebbe di certo di sete e fame: non sa ancora nemmeno gattonare: come farebbe? dunque estremizzando - nemmeno troppo - il filo logico di certa filosofia, nemmeno i neonati fino all'anno di vita circa sono da considerare "persone"?