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IL CASO/ Angelica, la neonata che manda in crisi i filosofi della vita

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Detto questo, il discorso ci porta ben oltre i criteri e le settimane da considerare. Perché il fatto è più profondo: implica lo status di “persona” che alcuni filosofi non italiani vorrebbero togliere al neonato. Dopo averlo tolto al feto, cosa impedisce di revocarlo anche al bambino prematuramente nato, dato che ha le stesse dimensioni di un feto? Forse è questo che magari inconsciamente fa trattare il neonato differentemente dall’adulto.

 

Quest’erosione del “diritto di cittadinanza” è affermata come etica e morale in importanti riviste, e ci pone la domanda: per noi cosa è la persona? È l’essere umano in quanto tale o in quanto ha certe caratteristiche? Chi accogliamo “tra i nostri”? Tutti, oppure solo quelli che rispondono a certi dettami? È una domanda che, vedremo, riguarda anche gli adulti disabili mentali e altre categorie che un po’ alla volta si stanno vedendo negare il diritto di essere chiamati “persone”.

 

Ma la vicenda di Angelica, la gioia dei suoi genitori e il coraggio degli infermieri e medici che l’hanno curata dandole una chance, getta una luce su tutto questo: guardarla fa superare di getto la divisione in umani di serie A e B. Angelica conta semplicemente perché c’è. Questa è la sfida. 



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COMMENTI
09/11/2010 - Angelica (maria schepis)

Il caso di Angelica è la prova conclamata che la scienza medica può fare veramente tanto e che i protocolli etici andrebbero riscritti di pari passo all'evoluzione tecnico-scientifica.Non volere riconoscere la dignità di persona ad un immaturo mi pare un concetto assai involuto perchè, pur nella loro estrema fragilità,questi esserini hanno una capacità di resistenza veramente straordinaria e dobbiamo riconoscere che i neonatologi mettono impegno e passione nel loro lavoro estremamente difficile.Le terapie intensive neonatali sono terapie di alta tecnologia ed alto costo,però nella cultura contemporanea che tanto calpesta la dignità della persona ,questa strenua difesa di vite tanto precarie è una risposta ricca di speranze.Ogni buon medico sa che è da evitare l'accanimento terapeutico ma non mettiamo limiti alla possibilità di assistere un immaturo,se il piccolo è reattivo dovranno essere solo i medici a decidere per quanto tempo e come deve essere assistito,il giuramento d'Ippocrate, se esiste ancora, mi pare che dica "con scienza e coscienza".Un'ultima cosa,ho visto la foto di un prematuro(non ricordo con precisione se ad Haiti o altrove) avvolto nel cellophan ,perchè non fare arrivare in questi posti le nostre incubatrici dismesse?

 
09/11/2010 - Art. 1 Codice Civile. (massari annalisa)

1° c."La capacità giuridica si acquista al momento della nascita." Quindi è la nascita che determina lo "status" di persona. Sono riconosciuti molti diritti anche al nascituro che può inconsapevolmente godere addirittura dell'assistenza di un "curatore del ventre" quando alla sua nascita siano connessi effetti ad es. successori. Quindi, quando un feto vitale viene alla luce, nel nostro ordinamento va soccorso e aiutato a vivere, per quanto la medicina lo permette. Inutile filosofare. Al limite del dannoso chiedere agli scioccati genitori rimettendo a loro, già macerati dal trauma, l'intera responsabilità. Le questioni collegate ai possibili handicap di un prematuro rianimato non sono così diverse da quelle relative ai casi di bimbi nati a termine con un parto difficile che abbia comportato gravi asfissie con conseguente paraplegia o disabilità di vario grado. Se è consentito, in casi accertati, l'aborto terapeutico, l'abbandono di un prematuro con segni vitali potrebbe rappresentare un'omissione di soccorso. Tanto che anche i feti vitali volontariamente abortiti vengono assistiti, e, casomai, disconosciuti dai genitori naturali. Situazioni comunque strazianti, da affrontare con equilibrio caso per caso, supportando i medici e i genitori con le giuste consulenze. Al solito, meglio rifarsi ai principi generali del diritto senza dettare leggi che potrebbero rivelarsi insufficienti a coprire le fattispecie concrete che l'esperienza può presentare.

 
09/11/2010 - Angelica inno alla vita. (claudia mazzola)

L'ho vista al tg ieri, che delizia, è precisa al suo papà! E pensare che in certi paesi si abortisce anche al quinto mese, che orrore è proprio un'omicidio, nessun dubbio.

 
09/11/2010 - se penso a me (giovanna pianta)

leggendo l'articolo, di schianto vedo mio figlio Martino, un bambino di 6 mesi, sanissimo e direi oversize, visto che pesa ben 9 chili ed è nato di 4, eppure se adesso lo abbandonassi morirebbe di certo di sete e fame: non sa ancora nemmeno gattonare: come farebbe? dunque estremizzando - nemmeno troppo - il filo logico di certa filosofia, nemmeno i neonati fino all'anno di vita circa sono da considerare "persone"?