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IL FATTO/ Viene dalla Germania l’aiuto migliore per le famiglie italiane

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Maurizio Sacconi ieri alla Conferenza della famiglia (Ansa)  Maurizio Sacconi ieri alla Conferenza della famiglia (Ansa)

Sì. Tutte le statistiche dimostrano che in Italia le famiglie monogenitoriali, comparate con gli altri paesi europei, stanno meglio delle famiglie con figli. Vale perfino per gli anziani soli. Se guardiamo la distribuzione della povertà per tipologia familiare nei paesi europei, vediamo che diversamente da quanto accade per Germania, Spagna, Francia, Svezia e Regno Unito in Italia i nuclei familiari senza figli, al pari di quelli monoparentali, hanno un indice di concentrazione di povertà che è il più basso d’Europa. Ma quando si passa alle famiglie con figli, l’indice Ocse è il più alto.  

 

Quali spunti sono emersi ieri nella Conferenza a favore di un sostegno fiscale alle famiglie?

 

Dalla conferenza viene unanime la richiesta di una riforma fiscale a favore della famiglia. Non vuol dire accordare privilegi, ma ispirarsi a principi di equità come giustizia: le famiglie devono essere trattate allo stesso modo. Il problema è che oggi quelle che hanno più figli sono penalizzate rispetto a quelle che non ne hanno. E questa è una grave ingiustizia.

 

Quali sono le ipotesi di riforma sul tappeto?

 

Una è quella nota del quoziente familiare. Il quoziente alla francese somma i redditi di tutti i membri della famiglia, e anziché tassare questo reddito complessivo lo divide per un coefficiente dato dal numero degli adulti, dalle loro condizioni di salute e dal numero di figli. In questo modo la tassazione viene molto diminuita. Si tratta di un sistema di redistribuzione, cioè che tassa i redditi familiari e ridistribuisce alle famiglie a seconda dei carichi famigliari.

 

Può fare un esempio?

 

Se una famiglia con un reddito di 50mila euro ha tre figli, e ogni figlio vale 0,7, tre figli valgono 2,1 e sommati ai due genitori danno un coefficiente di 4,1. Quello che viene tassato è il reddito di 50mila euro diviso 4,1: vuol dire che si tassano poco più di 12mila euro. Questa è l’ipotesi invalsa fino ad oggi per tutti coloro che parlano di quoziente familiare.

 

E l’altra strada?



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COMMENTI
12/11/2010 - fisco a misura di famiglia non cattolica (Antonio Servadio)

Un fisco a misura di famiglia non ha affatto bisogno di essere un fisco ammaestrato dal cattolicesimo. Prova ne è il sistema Francese. Il cattolicesimo Francese è molto lontano dalle stanze dei bottoni; non è rappresentativo della cultura nazionale nè del tessuto sociale. Sia chiaro, in Francia c'è il meccanismo fiscale qua sopra descritto, funziona molto bene ed è apprezzatissimo dalla popolazione. I nostri cugini d'oltralpe hanno impostato anche altri meccanismi intesi a proteggere quella semplice forma di imprenditoria umana e sociale che è la famiglia. Funziona e lo si vede dal tasso di natalità, anche se si prescindesse dalla popolazione (numerosissima) di origine nord-Africana. La Francia però conserva intatto un indomabile orgoglio nazionale, che si esprime ad es. nella difesa della lingua e della propria industria, oltre che nella difesa della famiglia. Un fisco a misura di famiglia è un fisco a misura di uomo, in quei paesi che non si vergognano di stare a questo mondo, che credono nel proprio futuro nazionale perché credono nella propria storia, dunque anche nel proprio futuro, in quanto credono nelle proprie famiglie. La famiglia è unica garanzia di futuro. Qua a sud delle Alpi, la disgregazione della famiglia comincia con quel "movimento" ideologico che semplificando chiamiamo il '68. I frutti maturi sono arrivati molti anni dopo.

 
12/11/2010 - Uomini e Topi (Antonio Servadio)

ho già letto da altre parti che non si fanno figli per via di fattori "culturali" sfavorevoli e in questo sicuramente c'è del vero. Mentre non mi pare affatto che il fattore economico abbia poco peso, anzi mi risulta esattamente il contrario. Del resto non è difficile comprendere come un orizzonte economico cronicamente incerto, quando non cupo e ostile, una vita politica nazionale quasi sempre pasticciata, associati ad uno stile di vita alquanto complesso, inducano in persone "normali" un atteggiamento interiore impostato al minimo rischio. Questo incide direttamente sul comportamento riproduttivo, esattamente come anche sull'imprenditoria, che in Italia esprime soprattutto strategie difensive limitate al medio periodo (tattiche, non-strategie). In etologia ritroviamo gli stessi meccanismi, abbondanza/scarsità di risorse, ambiente discontinuo/continuo, disturbato/tranquillo, incidono pesantemente sui comportamenti riproduttivi, in alcune specie (anche mammiferi) si arriva al cannibalismo materno. Piuttosto che continuare a citare non meglio precisate statistiche, invito i giornalisti a pubblicare con precisione tali indagini, che di solito sono viziate all'origine, nella loro impostazione. Altrimenti si avviano dei tormentoni fondati su basi fragili o erronee. La montagna partorisce il topolino ? I numeri traggono significato dalla verifica dei presupposti con cui sono stati generati.