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IL FATTO/ Viene dalla Germania l’aiuto migliore per le famiglie italiane

Maurizio Sacconi ieri alla Conferenza della famiglia (Ansa) Maurizio Sacconi ieri alla Conferenza della famiglia (Ansa)

L’altra ipotesi che sta emergendo ha una filosofia molto diversa, basata sul principio di sussidiarietà alla tedesca. C’è una sentenza della Corte suprema tedesca che dice che non va tassato il reddito minimo che serve ad una famiglia per vivere dignitosamente. Non entro qui in ulteriori dettagli tecnici. Questo vuol dire che se una famiglia è composta da due componenti e sappiamo che il reddito minimo è di, supponiamo, mille euro, quei mille euro non vanno tassati. Si tassano solo i redditi da mille euro in su. Questo sistema è basato sulla creazione di una no tax area.

 

E dove sta la differenza?

 

Sta nel fatto che questo sistema non è basato su di un principio di redistribuzione equitativa: non si tassano le famiglie per poi ridistribuire a seconda dei carichi familiari, ma si parte lasciando il reddito alla famiglia. Non si tassa la famiglia avendo come riferimento il minimo necessario per la sua sussistenza e si comincia invece a tassare solo al di sopra di quel livello. Questo sistema costituisce il punto di forza di una proposta che non si chiama quoziente familiare ma “fattore famiglia”.

 

Quest’ipotesi è candidata a prevalere su quella del quoziente?

 

Ha due indubbi vantaggi. Il primo è di essere graduabile: è vero che il costo complessivo della riforma, se fatta in maniera completa, sarebbe di 16 miliardi di euro, però si potrebbe cominciare con due miliardi, poi passare a cinque miliardi, e portarla a regime, in ipotesi, nel giro di cinque anni. Il quoziente familiare invece può essere fatto solo in toto.

 

E il secondo vantaggio?

 

La seconda ragione è legata all’area di non tassabilità delle famiglie. Mentre con il quoziente familiare le famiglie incapienti non hanno vantaggi, con il “fattore famiglia” se le famiglie incapienti stanno sotto il reddito minimo hanno diritto a quella che si chiama tassa negativa sul reddito: prendono dallo Stato quello che manca per arrivare al livello “minimo” di vita.

 

C’è una grossa differenza nel modo di intendere il ruolo dello Stato, par di capire.


COMMENTI
12/11/2010 - fisco a misura di famiglia non cattolica (Antonio Servadio)

Un fisco a misura di famiglia non ha affatto bisogno di essere un fisco ammaestrato dal cattolicesimo. Prova ne è il sistema Francese. Il cattolicesimo Francese è molto lontano dalle stanze dei bottoni; non è rappresentativo della cultura nazionale nè del tessuto sociale. Sia chiaro, in Francia c'è il meccanismo fiscale qua sopra descritto, funziona molto bene ed è apprezzatissimo dalla popolazione. I nostri cugini d'oltralpe hanno impostato anche altri meccanismi intesi a proteggere quella semplice forma di imprenditoria umana e sociale che è la famiglia. Funziona e lo si vede dal tasso di natalità, anche se si prescindesse dalla popolazione (numerosissima) di origine nord-Africana. La Francia però conserva intatto un indomabile orgoglio nazionale, che si esprime ad es. nella difesa della lingua e della propria industria, oltre che nella difesa della famiglia. Un fisco a misura di famiglia è un fisco a misura di uomo, in quei paesi che non si vergognano di stare a questo mondo, che credono nel proprio futuro nazionale perché credono nella propria storia, dunque anche nel proprio futuro, in quanto credono nelle proprie famiglie. La famiglia è unica garanzia di futuro. Qua a sud delle Alpi, la disgregazione della famiglia comincia con quel "movimento" ideologico che semplificando chiamiamo il '68. I frutti maturi sono arrivati molti anni dopo.

 
12/11/2010 - Uomini e Topi (Antonio Servadio)

ho già letto da altre parti che non si fanno figli per via di fattori "culturali" sfavorevoli e in questo sicuramente c'è del vero. Mentre non mi pare affatto che il fattore economico abbia poco peso, anzi mi risulta esattamente il contrario. Del resto non è difficile comprendere come un orizzonte economico cronicamente incerto, quando non cupo e ostile, una vita politica nazionale quasi sempre pasticciata, associati ad uno stile di vita alquanto complesso, inducano in persone "normali" un atteggiamento interiore impostato al minimo rischio. Questo incide direttamente sul comportamento riproduttivo, esattamente come anche sull'imprenditoria, che in Italia esprime soprattutto strategie difensive limitate al medio periodo (tattiche, non-strategie). In etologia ritroviamo gli stessi meccanismi, abbondanza/scarsità di risorse, ambiente discontinuo/continuo, disturbato/tranquillo, incidono pesantemente sui comportamenti riproduttivi, in alcune specie (anche mammiferi) si arriva al cannibalismo materno. Piuttosto che continuare a citare non meglio precisate statistiche, invito i giornalisti a pubblicare con precisione tali indagini, che di solito sono viziate all'origine, nella loro impostazione. Altrimenti si avviano dei tormentoni fondati su basi fragili o erronee. La montagna partorisce il topolino ? I numeri traggono significato dalla verifica dei presupposti con cui sono stati generati.