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IL FATTO/ Viene dalla Germania l’aiuto migliore per le famiglie italiane

Pubblicazione:martedì 9 novembre 2010

Maurizio Sacconi ieri alla Conferenza della famiglia (Ansa) Maurizio Sacconi ieri alla Conferenza della famiglia (Ansa)

Sì, perché il “fattore famiglia” mette molto meno l’accento sulle redistribuzione statale - prelievo dalle famiglie e redistribuzione - e nel fare questo evidenzia gli svantaggi del quoziente familiare: primo, l’enorme costo di una grande macchina burocratica che per fare la redistribuzione spende una gran quantità di soldi; secondo, non è detto che arrivi là dove c’è più bisogno. Il fattore famiglia invece non richiede alcuna macchina redistributiva, lasciando i soldi nelle famiglie. È un sistema che sta piacendo a sindacati e Confindustria.

 

Prima ha detto che in Italia le famiglie con figli sono svantaggiate e più povere. Nel nostro paese la natalità è in calo perché il governo non aiuta la famiglia?

 

È una questione complessa. Nell’ultimo rapporto Cisf da me coordinato (Il costo dei figli. Quale welfare per le famiglie?, ndr) e condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana, abbiamo avuto modo di appurare che anche i fattori soggettivi sono importanti, se non determinanti. Innanzitutto, sappiamo che le coppie italiane hanno meno figli di quelli che desiderano. Vorrebbero in media un figlio in più, e il fatto che non ce l’abbiano dipende da molti fattori: alcuni sono economici, oggettivi, come il reddito, l’abitazione, o altri problemi di tipo materiale. Ma i fattori più importanti, che danno conto di una percentuale molto elevata - all’incirca il 60 percento - delle cause che inducono a rinunciare ad un altro figlio, sono di carattere soggettivo e fanno leva sul rischio, sull’incertezza del destino della famiglia, sulla paura per il futuro dei figli, sul timore di non essere all’altezza di educarli. Tutti motivi non economici.

 

Quali conseguenze ne trae?

 

Diciamo che le coppie giovani hanno ricevuto poco o nulla dai genitori in termini di capacità di fare famiglia sotto il profilo culturale. Si sposano, ma non sanno cosa voglia dire educare. C’è stata una grande perdita in termini di trasmissione culturale tra le generazioni. È chiaro che un sistema economico che rendesse favorevole l’avere figli, potrebbe incidere anche sotto l’aspetto psicologico. Ma non c’è una causalità lineare e non si può certamente dar la colpa solo all’elemento economico.

 

Il problema di un fisco a misura di famiglia riguarda solo il mondo cattolico?

 

Assolutamente no e nella conferenza sta emergendo molto chiaramente: chiedere un fisco a misura di famiglia non è una questione “cattolica” ma di laicità matura, positiva, che non necessariamente coincide con il punto di vista cattolico, ma che rispetta i valori naturali, i valori di una tradizione che non può essere cancellata se non vogliamo accelerare il passo verso il nostro stesso suicidio demografico e culturale.

 

 



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COMMENTI
12/11/2010 - fisco a misura di famiglia non cattolica (Antonio Servadio)

Un fisco a misura di famiglia non ha affatto bisogno di essere un fisco ammaestrato dal cattolicesimo. Prova ne è il sistema Francese. Il cattolicesimo Francese è molto lontano dalle stanze dei bottoni; non è rappresentativo della cultura nazionale nè del tessuto sociale. Sia chiaro, in Francia c'è il meccanismo fiscale qua sopra descritto, funziona molto bene ed è apprezzatissimo dalla popolazione. I nostri cugini d'oltralpe hanno impostato anche altri meccanismi intesi a proteggere quella semplice forma di imprenditoria umana e sociale che è la famiglia. Funziona e lo si vede dal tasso di natalità, anche se si prescindesse dalla popolazione (numerosissima) di origine nord-Africana. La Francia però conserva intatto un indomabile orgoglio nazionale, che si esprime ad es. nella difesa della lingua e della propria industria, oltre che nella difesa della famiglia. Un fisco a misura di famiglia è un fisco a misura di uomo, in quei paesi che non si vergognano di stare a questo mondo, che credono nel proprio futuro nazionale perché credono nella propria storia, dunque anche nel proprio futuro, in quanto credono nelle proprie famiglie. La famiglia è unica garanzia di futuro. Qua a sud delle Alpi, la disgregazione della famiglia comincia con quel "movimento" ideologico che semplificando chiamiamo il '68. I frutti maturi sono arrivati molti anni dopo.

 
12/11/2010 - Uomini e Topi (Antonio Servadio)

ho già letto da altre parti che non si fanno figli per via di fattori "culturali" sfavorevoli e in questo sicuramente c'è del vero. Mentre non mi pare affatto che il fattore economico abbia poco peso, anzi mi risulta esattamente il contrario. Del resto non è difficile comprendere come un orizzonte economico cronicamente incerto, quando non cupo e ostile, una vita politica nazionale quasi sempre pasticciata, associati ad uno stile di vita alquanto complesso, inducano in persone "normali" un atteggiamento interiore impostato al minimo rischio. Questo incide direttamente sul comportamento riproduttivo, esattamente come anche sull'imprenditoria, che in Italia esprime soprattutto strategie difensive limitate al medio periodo (tattiche, non-strategie). In etologia ritroviamo gli stessi meccanismi, abbondanza/scarsità di risorse, ambiente discontinuo/continuo, disturbato/tranquillo, incidono pesantemente sui comportamenti riproduttivi, in alcune specie (anche mammiferi) si arriva al cannibalismo materno. Piuttosto che continuare a citare non meglio precisate statistiche, invito i giornalisti a pubblicare con precisione tali indagini, che di solito sono viziate all'origine, nella loro impostazione. Altrimenti si avviano dei tormentoni fondati su basi fragili o erronee. La montagna partorisce il topolino ? I numeri traggono significato dalla verifica dei presupposti con cui sono stati generati.