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CARRON/ 1. Campiglio: conservare l'entusiasmo dell'inizio per creare un nuovo sviluppo

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Si argomenta spesso, e con ragione, la necessità di differenziare la produzione di beni e servizi a elevato contenuto di valore aggiunto, trascurando l’elementare considerazione del fatto che la qualità dell’output dipende in modo essenziale dalla qualità dell’input, un po’ come la qualità del pane dipende dalla qualità della farina, oltre che dalla capacità di cuocerlo. La differenziazione dei prodotti e dei servizi richiede perciò un’analoga differenziazione della qualità del lavoro, che diventa sempre più specifico all’attività dell’impresa, presupponendo con ciò una condivisione di motivazioni fra imprenditori e lavoratori e di conseguenza una continuità di rapporto tale da consentire la creazione di “ricchezza umana” specifica, come conseguenza di una piena adesione ai valori fondanti dell’impresa.

 

A ciò si deve aggiungere che se tali valori fondano davvero tutte le imprese associate, ciò che si crea non è solo una rete di imprese, ma una comunità di lavoratori. Si tratta, bisogna riconoscere, di un disegno ambizioso: troppo bello per essere vero? Certamente è molto impegnativo, perché richiede un grande sforzo comune, una verifica quotidiana sulla base dei comportamenti effettivi e non solo delle intenzioni dichiarate, disponibilità a un dialogo aperto all’interno e all’esterno, correttezza di rapporti, rispetto delle persone, disponibilità a riconoscere i propri errori, umani e inevitabili, per poter poi migliorare, adesione ai valori fondanti e soprattutto una continua capacità rigenerativa dell’entusiasmo originario. Certamente impegnativo quindi, ma anche l’esempio tangibile di un modo nuovo di fare impresa e promuovere lo sviluppo.

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COMMENTI
01/12/2010 - Entusiasmo stato interiore di esaltazione ........ (Diego Perna)

"L’entusiasmo dell’imprenditore che si tuffa nel suo lavoro con la convinzione di conquistare il mondo intero..." Oggi, leggere o ascoltare cose del genere, fa pensare ai marziani, ma dovessero esserci esempi di imprese, che in una situazione così difficile, e non intendo calo di fatturato del 20, 30, 0 40%, ma del 80, 90% e indebitamenti vari, riescono, facendo rete o mettendosi insieme a rinascere come aziende, questo mi convincerebbe di più. Se poi accadesse al Sud sarebbe un miracolo, nel senso stretto del termine. Il fatto è che pur addossandone tutta la responsabilità alla crisi, non si può fare a meno di ripercorrere gli ultimi vent'anni o trenta della propria esperienza personale e d'impresa artigiana, e vedere tutti gli errori commessi, compreso,forse, l'eccessivo entusiasmo per un lavoro che non è mai stato valorizzato nè dalle istituzioni, e non me ne sorprendo, ma sopratutto dal modello culturale che in questi anni ha dominato. Ricominciare daccapo, non è impossibile, ma creare delle isole felici dove questo possa accadere, non so se sia la strada più giusta. Avere dieci o cento dipendenti e licenziarne la metà oppure chiudere definitivamente cosa c'entra con l'entusiasmo? E lo stesso non aver più soldi per pagare tutte le tasse ed il resto cosa c'entrà? Scusate oggi sono di cattivo umore, anche se intuisco che una strada deve pur esserci,la questione è forse riuscire a intravvederla, pur senza o con pochissime risorse. Speriamo bene. Buona Giornata