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AVVENIRE/ Vittadini: Quel buon "desiderio" che serve all'Italia per ripartire

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ripartire da questa concezione significa compiere una rivoluzione copernicana e fondare l'azione sociale a partire da una nuova antropologia positiva, la medesima individuata da papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate, quando parla di un uomo relazionale, immagine di un Dio Trinità. Chi credesse che è tema estraneo all'analisi economica dovrebbe rileggere un testo classico dell’economia contemporanea che permise a Kenneth Arrow di vincere il premio Nobel nel 1972. Il lavoro è inerente l'antinomia tra utilità individuali e benessere collettivo e, dopo la prima parte che espone il teorema dell'impossibilità della loro conciliazione, Arrow afferma che, se invece gli individui temperano il loro interesse egoistico nei desideri socializzanti, utilità individuale e benessere collettivo sono compatibili e portano a democrazia e concorrenza.

A tal proposito, e in linea con gli insegnamenti di Giussani, Julián Carrón, alla recente Assemblea generale della Compagnia delle opere, ha mostrato come la riduzione sistematica dei desideri a moralismo sia all'origine del degrado economico e politico: «Un’azione diventa moralistica quando perde il nesso con ciò che la genera: continuare a vivere da sposati senza il nesso con l’attrattiva che ha generato il rapporto amoroso, lavorare senza nesso con il desiderio di compimento anche se con un buono stipendio... Tutto diventa pesante, uno sforzo titanico per fare qualcosa che non c’entra più niente con il nostro desiderio».

Occorrono, perciò, realtà sociali che sostengano il desiderio, non rimanendo nell’astratto, ma sperimentandolo in azione e, in questo modo, modellando la società, come è avvenuto in molti momenti della nostra storia moderna. Perciò la denuncia del Censis, invece che pretesto per analisi che si arrotano su stesse, deve divenire occasione per ripartire, anche nella vita sociale, dal desiderio nella sua accezione non ridotta.


(L'articolo è pubblicato oggi su Avvenire)
 



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COMMENTI
10/12/2010 - Desiderio vivo (Diego Perna)

L’ultima cosa che “desidero” è di apparire polemico nei confronti di G.Vittadini, o su quanto scrive che è lo stesso, perché bisogna essere quanto meno infaticabili e sempre pieni di speranza nel guardare un mondo, che va sempre dalla parte opposta e si muove, anche se infelice, dietro i beni materiali, che non sono solo gli euro o i dollari, ma il successo il potere e la lussuria. Ci dovremmo mettere d’accordo su di una questione, e cioè se negli anni precedenti la crisi o anche vent’anni fa, l’economia, ma la vita e la speranza in un futuro migliore erano più diffusi, così fosse, tentare di capire dove si è sbagliato è d’obbligo, il passato non è secondario, è l’esperienza necessaria per migliorare. A parte Vittadini e pochi altri, non mi pare ci sia nel panorama un grande interesse a trovare quali sono stati gli errori, siamo protesi ad andare avanti a tutti i costi, e non possiamo permetterci di riflettere un attimo, i mercati e la politica incalzano e purtroppo decidono molti aspetti concretissimi delle nostre giornate. Credo di avere un desiderio ancora molto vivo ma delle tasche sempre più vuote da cui lo Stato si guarda bene dal togliere le mani, ed è difficile conciliare questi aspetti per un numero sempre crescente di persone. Buona Giornata