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Cronaca

LETTERA/ 1. Luci spente di notte e biro contate: ecco il nuovo volto del ricco Nordest

I Comuni più virtuosi non sono stati mai premiati e ora, come in Veneto, si ritrovano nei guai. Il commento di FRANCESCO JORI

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Ci vorrebbe una Caritas anche per loro. Nell’anagrafe delle istituzioni, i sindaci andrebbero arruolati di diritto nell’elenco dei poveri, tanto sono ridotti alla frutta: senza soldi, e con la coda davanti ai municipi dei loro cittadini che chiedono aiuto; impossibilitati a spenderli anche dove ci sarebbero, per i vincoli imposti da Roma; soffocati da un centralismo esasperante proprio mentre riecheggiano proclami federalisti.

Lo Stato li considera di fatto una controparte; e come tali li tratta, dimenticando che rappresentano invece il suo sportello periferico, ultimi baluardi di una credibilità che l’apparato pubblico si è ormai in larga parte mangiato. Non è un caso che i segnali più allarmati vengano dal benestante Veneto, dove i primi cittadini pagano quella che dovrebbe essere una virtù ed è invece diventata una colpa: aver amministrato da sempre i loro bilanci con grande oculatezza, evitando di finire in rosso.

Da tempo immemorabile, Roma continua invece a elargire le risorse agli enti locali sulla base del criterio della spesa storica: come dire, ti do in proporzione a ciò che hai speso. Con il risultato che chi ha avuto (e ha) le mani bucate si vede premiato; per gli altri, vale l’antico adagio del “sempre sia lodato / il fesso che ha pagato”. Con il federalismo tutto cambierà, promette la politica. Intanto i Comuni si sono visti sottrarre la loro principale fonte di introiti: l’Ici.

Ma ormai la situazione è ai minimi termini. Il 30% dei municipi veneti si troverà costretto a sforare il patto di stabilità, ha annunciato l’Anci regionale: per molti di loro è per giunta piovuto sul bagnato, nel senso anche letterale del termine, con la disastrosa alluvione di inizio novembre. Oltre la metà ha i conti in disavanzo, dopo la perdita dell’Ici e i tagli imposti da Roma. C’è chi ha raschiato il barile per difendersi, spegnendo l’illuminazione pubblica di notte e razionando agli uffici perfino le penne biro.