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LETTERA/ 1. Luci spente di notte e biro contate: ecco il nuovo volto del ricco Nordest

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Ma non c’è scampo: si sta già cominciando a sforbiciare sui servizi essenziali, e andrà ancora peggio nei prossimi mesi. Ne pagheranno le spese soprattutto le fasce deboli della popolazione, che anche nell’operoso e ricco Nordest stanno lievitando: le nove Caritas diocesane della regione hanno appena fatto sapere che le richieste di aiuto sono già più che raddoppiate nei primi sei mesi di quest’anno rispetto all’analogo periodo del 2009, e che i loro sportelli hanno fin qui erogato poco meno di 6 milioni di euro in piccoli prestiti e contributi a fondo perduto. In coda, con la mano tesa, non ci sono soltanto immigrati ma pure diversi italiani. La crisi batte, le fabbriche chiudono, i Comuni si vedono ridurre le disponibilità: quello che ricevono da Roma è in calo da dieci anni a questa parte, ed è in ogni caso inferiore al gettito prodotto nel territorio.

 

Di questo passo, lo scenario è decisamente preoccupante: ai sindaci non resterà che tagliare i servizi o aumentare le tariffe; qualcuno, addirittura, dovrà ricorrere a entrambi gli odiosi rimedi. Con il risultato che in una regione con mezzo milione di immigrati e 170 etnìe diverse si scatenerà prima o poi una guerra tra poveri, italiani e stranieri. E gli ultimi baluardi di fiducia nello Stato crolleranno sotto questa spinta. A quel punto, sarà la bancarotta: istituzionale, ben più grave di quella economica. Ma nessuno dei responsabili di questo fallimento pagherà il conto.

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