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Cronaca

LETTERA/ 2. Il mistero su Yara Gambirasio che le tv non riescono a spiegare

Brembate di Sopra, spiega MASSIMO ROMANO’, non si è chiusa in se stessa, ma prega per la piccola Yara Gambirasio

La chiesa di Brembate sopra (Foto Ansa)La chiesa di Brembate sopra (Foto Ansa)

La roccaforte della speranza è la chiesa di Brembate. Sopra l’altare campeggia un grande cartello: “Ti aspettiamo Yara, piccola, grande amica”. I lumini che bruciano sotto sono davvero tanti, come sono tante le persone che a turno, a ogni ora del giorno, pregano perché Yara torni a casa. La gente entra, si inginocchia, resta qualche minuto e poi se ne va.

La preghiera adesso sarà scandita ora per ora e le persone potranno rendersi disponibili ai turni, mettendo il loro nome su un quadernone. “Così - dice il parroco, don Corinno Scotti - ci sarà sempre qualcuno davanti a Gesù, a ricordare la nostra Yara”. Che semplicità ma che grandezza, in questo gesto.

E forse è proprio questo che il circo mediatico non perdona. Non perdona che si scelga il silenzio di una chiesa, al rumore delle televisioni. La gente si inginocchia, invece che andare davanti alle telecamere. E un gesto così semplice viene scambiato da qualcuno addirittura come omertà. Da quattordici giorni i furgoni delle televisioni stazionano a poche decine di metri dalla casa della famiglia di Yara. Una pattuglia di vigili impedisce che ci si possa avvicinare. E così le reti nazionali si trovano a dover riempire ore di diretta con il nulla, o quasi.

Le scene a cui eravamo abituati, con i cronisti televisivi circondati da decine di persone in fila per dire la loro, qui a Brembate non si sono viste. Davanti alle telecamere non si presenta nessuno. E i giornalisti si inventano le tesi più strampalate per spiegare quello che dovrebbe essere un atteggiamento normale. L’atteggiamento di chi vive la solidarietà e l’affetto alla famiglia di Yara con il silenzio e il rispetto. Silenzio e rispetto per questa straordinaria famiglia che da quel sabato 26 novembre non ha mai ceduto alla disperazione, che continua a sperare e a pregare.


COMMENTI
13/12/2010 - Una famiglia cattolica nel mirino dei mass-media (claudio di luzio)

E' la prima volta che la vita di una normalissima famiglia cattolica fisce nel mirino quotidiano dei mass-media, con analisi e dibattiti così approfonditi. E' una lente di ingrandimento di padre, madre, figli, monitorata da tanti giorni, come fosse il "Grande Fratello", a tutte le ore, ma l'eccezione è che non si accede alle stanze della casa. Infatti, tutti si scandalizzano di non potere entrare a casa di Yara, del fatto anche che i genitori di Yara non rilasciano interviste o appelli per un fatto così drammatico, che pur li ferisce ogni minuto, da tanti giorni! Qui c'è un miracolo mediatico, dove attraverso l'informazione, tutti noi possiamo osservare che mentre si parla di un mistero che sta gettando nel panico molte famiglie dell'intero paese, che non si fidano più dei loro vicini e dei loro educatori, sportivi o scolastici, un padre e una madre reagiscono al dolore con la forza della fede, con le preghiere, con il sienzio e con la vicinanza della loro comunità. Questi genitori stanno testimoniando a tutto il mondo, che con questa forza, si fidano anche delle istituzioni che stanno compiendo le ricerche. E' un vero scandalo,laddove ormai i mass-media ci insegnano che nessuno si deve fidare più di nessuno. Ma non è che alla fine i mass-media, con i loro commentatori ci vorranno far credere che questa famiglia ha dei problemi psicologici a farsi così forza con il credere nel mistero più grande che sta capitando a loro, e forse a tanti di noi che ne parliamo da giorni?

 
11/12/2010 - diciamolo ! (Emilio Colombo)

grazie ai parrocchiani di Brembate per la loro testimonianza! il fastidio dei media è proprio quanto constatavamo ieri sera su questo preciso argomento con due vicine di sedia a un concerto in un teatro di provincia è quello che viene prima ...la stessa concezione della vita dei parrocchiani di Brembate che crea luoghi abitati dove si può mandare le figlie in giro per il paese senza temere che non tornino; e ha anche senso chiedere sicurezza alle autorità perchè se tutti svolgono bene il loro compito, questo aiuta la comunità. non so se il circo delle vanità (+ o meno mediatiche) produca luoghi abitati così o piuttosto banalizzi, enfatizzi, diseduchi e crei di fatto fragilità, reattività e violenza perchè non abbiamo più la semplicità di riconoscere l'evidenza e farne esperienza? forse perchè non abbiamo più la coscienza quello che viene prima e che permette il formarsi della comunità (domanda retorica)?

 
10/12/2010 - Dio è sempre Papà (attilio sangiani)

Dio è sempre "papà",anche quando sembra non intervenire. Produce effetti visibili se non incontra la ostinata volontà di male di uomini liberi di scegliere anche la propria dannazione. Anche in questo caso,però,dobbiamo essere certi che sostiene i Suoi figli,dando loro la forza interiore di soffrire il male altrui,come Cristo nell'orto fino alla croce. Questa mi sembra la giusta posizione di chi si associa alla preghiera per Yara e i suoi congiunti.

 
10/12/2010 - Attesa (alessandra de pra)

Penso che ciascuno di noi possa accompagnare allo stesso modo la famiglia di Yara nell'attesa del suo ritorno. Nella fiducia che Dio è Padre e si commuove davanti ai Suoi figli, stringiamoci con affetto a questi sconosciuti genitori così provati, imploriamo con tutto il cuore, assidui, costanti e numerosi, il ritorno della loro bambina.