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Cronaca

YARA GAMBIRASIO/ Parla Mohammed Fikri, il marocchino accusato dell’omicidio: “Ho vissuto un incubo”

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Nel carcere, il suo timore fondamentale era quello di «di non essere creduto. L'idea di trascorrere tanti anni da innocente in cella mi toglieva il respiro». Uno dei pensieri che maggiormente lo tormentava, era che «la notizia non fosse arrivata ai miei genitori». Preoccupazioni che, per fortuna, non hanno trovato conferma: «Ho risposto a tutte le domande. Mi dovevano credere. Poi meno male che hanno riascoltato la telefonata ed hanno capito bene le parole che avevo pronunciato nel mio dialetto». Si è conclusa positivamente la vicenda, almeno per Fikri, che assicura di non provare alcun rancore: «la mia religione m'impone di chiedere perdono anche per chi ha sbagliato. Io ho già perdonato». Solo una cosa, tuttavia, reclama: «Vorrei che l'Italia mi restituisse la dignità».

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