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Cronaca

IL CASO/ Quelle "parole" dal coma che mettono all'angolo i supporter dell'eutanasia

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Sicuramente nessuno si augura di vivere esperienze come queste. Ma nessuno si augurerebbe neppure di avere altre terribili malattie, o di vivere tante altre situazioni di sofferenza e difficoltà, non solo fisica e materiale, ma anche psicologica: chi è in grado di misurare il dolore della perdita di un figlio, di una madre, di un compagno, della fine di un legame affettivo, di un matrimonio? Chi è in grado di stabilire cosa è più o meno sopportabile?

 

L’esperienza di persone che hanno vissuto in condizioni come quella di Eluana, i loro racconti e quelli dei loro familiari ed amici, ci dicono altro. Chi si è preso cura di queste persone ci dice che, accanto al grande dolore per la situazione dei loro cari, e alle difficoltà quotidiane, c’è, sostanzialmente, tanta voglia di vivere, ci sono una tenacia e una forza d’animo spesso sorprendenti.

 

È una vita diversa e misteriosa, quella di tante persone che dopo essere uscite dal coma rimangono in condizioni come lo stato vegetativo e di minima coscienza. Una vita che però, per bocca di tanti familiari, chiede di essere innanzitutto rispettata come lo è quella di ogni essere umano, e poi sostenuta, aiutata, accompagnata. È una vita che forse, in un futuro più o meno lontano, la scienza potrebbe aiutare a far tornare più simile a quella che tutti noi viviamo come normale, magari proseguendo ricerche come questa italiana.

 

Ricerche e studi che potranno andare avanti e svilupparsi, su cui qualcuno vorrà investire risorse umane ed economiche, solo se c’è la convinzione che quelle in stato vegetativo siano persone, e persone vive, a tutti gli effetti.

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COMMENTI
14/12/2010 - I supporter dell'eutanasia. (Carla D'Agostino Ungaretti)

Condivido al 100% le parole della Prof.ssa Morresi, ma temo che non saranno esse a far cambiare idea ai fautori dell'eutanasia. Il fatto che un paziente in stato vegetativo possa riacquistare prima o poi un alto o basso livello di coscienza non li convincerà mai a sostenerne la vita invece della morte. E tutto ciò per motivi ben poco confessabili che non hanno niente a che fare con il preteso "rispetto della volontà" del paziente che "non avrebbe mai voluto vivere in quelle condizioni". La verità è che essi sono letteralmente terrorizzati all'idea di dover assistere per anni, notte e giorno, una persona in quelle condizioni, sia essa un figlio, un fratello o una persona cara. Mille volte meglio liberarsene subito e buona notte! Tanto il paziente non capisce nulla! Non conoscono il significato vero dell'Amore cristiano, quello che "tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1Cor 13, 7). Ma forse non è neanche colpa loro: sono persone dall'orizzonte spirituale limitato e c'è solo da sperare che il Signore gli mandi lo Spirito.