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CARRON/ 2. Magatti: sosteniamo il desiderio per uscire dalla crisi

Dopo Campiglio, MAURO MAGATTI commenta l’intervento di Julián Carrón all’assemblea della Compagnia delle Opere

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Com’è possibile che, nell’epoca in cui ne siamo ossessionati, il desiderio venga meno? Ragionare attorno a questo apparente paradosso significa non solo inoltrarsi per le stanze segrete della nostra vita sociale, ma anche trovare una strada per affrontare la crisi nella quale ci trasciniamo ormai da alcuni anni.

Ha ragione Giussani, sulla scia di S. Agostino, quando dice che l’animo dell’uomo desidera. Non è difficile, se ci guardiamo dentro, scoprire che è così. Proprio su questo punto si incardina l’eresia moderna, secondo la quale il desiderio può essere detto e conosciuto, posseduto addirittura.

Invece di tenerlo riparato, protetto, separato, il desiderio viene così profanato. Gli economisti l’hanno chiamato felicità, interesse, utilità. Il desiderio è mio e lo posso possedere. E così, ogni cosa viene assoggettata nello sforzo di riempire ciò che non può essere riempito, tanto meno di cose, esperienze, sensazioni.

Non possiamo non riconoscere che il processo di liberazione che ha attraversato la modernità abbia contribuito all’emersione del desiderio: il benessere materiale, il rafforzamento della democrazia, il pluralismo culturale sono fattori che hanno concorso a riconoscere la rilevanza di questa dimensione che ci abita e che ci muove. Ma siamo ancora lontanissimi dal riuscire davvero a farci i conti.

Se guardiamo alle società avanzate, non è difficile vedere che i risultati sono, per molti aspetti, deludenti. La riduzione materialistica e immanentistica del desiderio finisce, infatti, per rinchiudersi in un vicolo cieco. Da un lato, il desiderio si riduce alla nostra carne, investendo pienamente il corpo e le sue pulsioni. Esso diventa volontà di potenza. È questo il grido dell’uomo contemporaneo: alla ricerca di un punto su cui appoggiare il grande vuoto che sente, egli si rifugia nell’eccitazione sensoriale, che deve diventare sempre più forte per evitare la perdita della sua efficacia. Dall’altro, il desiderio si schiaccia sul sociale. Incapaci di essere motori di noi stessi, imperiamo a desiderare quello che desiderano gli altri, finendo per conformarci al contesto pur di aggrapparci a qualcosa.


COMMENTI
02/12/2010 - Il desiderio e la libertà dell'uomo (PAOLA CORRADI)

Non posso tacere su questo punto perchè capisco che c'è molta confusione nell'uso della parola libertà, libertà non è essere liberi di fare ciò che si vuole ancorchè non ledo fisicamente l'altro, non è cosi' perchè questo è liberismo. Libertà è una parola molto connessa a responsabilità e la responsabilità è tanto più alta quanto più sono persona pubblica. E quindi: adottare usi e costumi in sintonia con il perido per non ledere la sensibilità di chi sta peggio di noi, non ostentare ricchezze e opulenze che non sono simbolo di potere ma di poco gusto, non usare in pubblico frasario volgare, condurre una vita corretta nel rapporto con le persone che vivono in fianco a noi. Che poi sono le cose che insegniamo ai nostri figli e che vorremmo fossero anche maggiormente valorizzate in ambito pubblico. E' moralismo non credo, è un metodo che aiuta a desiderare cose grandi e a non accontentarsi delle piccole.