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CARRON/ 2. Magatti: sosteniamo il desiderio per uscire dalla crisi

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Cercando di riempire il vuoto attraverso un pieno, entrambe queste risposte - il pieno del possesso e del dominio oppure il pieno fusionale del consumo - si rivelano inadeguate. Ogni volta, scopriamo che il desiderio è ancora lì, a riproporci le sue domande. A me sembra che proprio in questo difetto di definizione antropologica risiedano molti dei mali del nostro tempo che pare non volere rendersi conto del problema che si porta dietro la conquista della libertà: liberati da tante costrizioni esterne, pretendiamo di autofondarci. Ma posta in questi termini, la sollecitazione del desiderio non può che produrre frustrazione, dato che tutto, alla fine, torna banale: il potere per il potere, il denaro come mezzo per altro denaro, il godimento come eccitazione. Tentativi impossibili di riempimento del niente.

 

In questa prospettiva, la questione sollevata da Carron non è un fuor d’opera. La crisi che sta segnando questi anni - e che in Italia assume tratti virulenti anche per la disgregazione del sistema politico - è sì economica e finanziaria, ma prima di tutto antropologica: per quanto possiamo darci da fare, il nostro desiderio non sarà placato dalla nostra potenza tecnica o economica.

 

Ecco perché la nostra responsabilità - cioè, ciò a cui diamo risposta - non trova nell’opera o nel profitto il proprio compimento! Se così fosse, la partita non solo sarebbe già persa, ma non varrebbe la pena di essere giocata. Se il nostro agire non vuole limitarsi a essere deludentemente ripetitivo e ambisce a diventare atto creativo - e in questo modo sostenere il desiderio che vuole inseguire - solo la passione per l’uomo nella sua concretezza vivente può animarlo. Cioè restituirgli quel soffio di vita che altrimenti non ha.

 

Mi viene da pensare a una nuova, tutta contemporanea, forma ascetica, di chi ha il coraggio di usare tutti i potenti mezzi di cui disponiamo - le opere e i profitti - mantenendo fisso lo sguardo sull’altro che incontra, segno visibile dell’Altro che cerca. Solo se resta aperto a uno sbocco oltre l’immediato e oltre noi stessi, il desiderio può riacquistare forza e tornare capace di slanciare la vita.

 

Sono sempre più convinto che non ci sarà uscita dalla spirale della crisi senza la capacità di riproporre una diversa idea di libertà, declinandola in nuove forme istituzionali capaci di ospitarla. Fintanto che lo schiacciamento del senso resterà così radicale, non si potrà sperare che sorgano le nuove energie morali necessarie per una nuova stagione di sviluppo. L’apparente inattualità di un discorso sul desiderio svela così la sua piena pertinenza.



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COMMENTI
02/12/2010 - Il desiderio e la libertà dell'uomo (PAOLA CORRADI)

Non posso tacere su questo punto perchè capisco che c'è molta confusione nell'uso della parola libertà, libertà non è essere liberi di fare ciò che si vuole ancorchè non ledo fisicamente l'altro, non è cosi' perchè questo è liberismo. Libertà è una parola molto connessa a responsabilità e la responsabilità è tanto più alta quanto più sono persona pubblica. E quindi: adottare usi e costumi in sintonia con il perido per non ledere la sensibilità di chi sta peggio di noi, non ostentare ricchezze e opulenze che non sono simbolo di potere ma di poco gusto, non usare in pubblico frasario volgare, condurre una vita corretta nel rapporto con le persone che vivono in fianco a noi. Che poi sono le cose che insegniamo ai nostri figli e che vorremmo fossero anche maggiormente valorizzate in ambito pubblico. E' moralismo non credo, è un metodo che aiuta a desiderare cose grandi e a non accontentarsi delle piccole.