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Cronaca

IL CASO/ Quel dato scientifico che zittisce i fan dell’eutanasia

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Anche lo “stato vegetativo persistente” ha la possibilità di nascondere una coscienza in atto che noi possiamo individuare, come nota la rivista Plos Medicine del novembre 2010. Insomma, confinare le percezioni alla corteccia cerebrale (quella profondamente danneggiata nei pazienti in stato di minima sensibilità) è un criterio antidiluviano.

 

Pier Paolo Pasolini, cita Caldiroli, scriveva: “La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi”. Purtroppo oggi vige un criterio che potremmo così sintetizzare “Non sembra, dunque non è”, che è la scusa usata quando si parla di embrioni: non sembra a occhio nudo un essere vivente (ma per il genetista lo è eccome!), dunque non è umano. E che trionfa anche quando si parla dell’adulto: non ha certe capacità che io reputo indispensabili, dunque non è umano, vedi per l’appunto le capacità di comunicare o di mangiare da sé o di imporsi agli altri.

 

Va di pari passo dire “Non sembra dunque non è” e “Non ha dunque non è”, le cui implicazioni sul campo sociale e della povertà ben si intuiscono, anzi in alcuni Paesi già sono in atto con atti di violento sopruso verso i poveri o le persone di altra etnia. Il mondo dei disabili gravi, in stato di minima coscienza o in stato vegetativo, in fondo ci ricorda che tutti siamo dipendenti dagli altri, e non per questo il più debole deve essere abbandonato. La lettera del Caldiroli ci aiuta a non scordarlo.

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COMMENTI
23/12/2010 - Uomini e Topi (Antonio Servadio)

Articolo chiaro e interessante. Sempre più si diffonde e si radica in occidente un concetto di "coscienza" alquanto rivoluzionario rispetto al passato. Quella umana si collocherebbe all'apice di una scala di livelli di coscienza che appartiene indistintamente a tutti gli esseri viventi, inclusi i più semplici (vegetali inclusi). Dunque, noi umani non saremmo detentori di una qualità intrinseca ed esclusiva, riservata alla nostra specie. Per lo stesso ordine di ragioni -e senza affatto invocare ragioni di fede- gli opinionisti evidenziano sempre più la dignità di tutti gli esseri viventi. Coerentemente, possiamo notare in vari paesi occidentali la tendenza ad incrementare il riconoscimento di "diritti" degli animali, assieme a proposte ed azioni per la loro tutela, anche sul piano giuridico. Curiosamente però, quegli stessi gruppi di opinione, animalisti inclusi, non mi pare che si battano per difendere il diritto alla vita di quei pazienti che per traumi o malattie -come ben spiega l'articolo- si trovano a vivere (vivere!) in condizioni di coscienza in qualche misura alterata e/o con deficit di comunicazione. A me pare che non vi sia coerenza in chi difende a gran voce la dignità di tutte le forme di vita quando questi stessi personaggi sostengono con molta convinzione che la legge debba decretare la soppressione di esseri umani come Terri Schiavo o Eluana. Non mi è chiaro dove finisca l'ingenuità (o la comprensibile disperazione) e dove cominci la manipolazione ideologica.

 
20/12/2010 - e allora? (roberto fantechi)

non capisco il punto non essendo credente se lei vuole dare un altro spunto ai credenti, bene...però per quelli di noi che non vogliano vivere in uno stato vegetativo, i barlumi delle varie cortecce meglio lasciarli a coloro che ci voglion tessere teorie del niente....saluti