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PAPA/ Benedetto XVI svela il compito dei cristiani della post-modernità

benedettopapa_R400.jpg (Foto)

 

E’ una fede stanca, dice il Papa, il problema che angustia la Chiesa, che la lacera, che la insudicia. Benedetto XVI usa una poderosa immagine di sant’Ildegarda di Bingen: una donna bellissima, con una veste splendida ornata di pietre preziose, “ma il suo volto era cosparso di polvere, il suo vestito… strappato… le sue scarpe insudiciate”.

 

Ildegarda parla della stimmate di Cristo “fresche e aperte”: “questo restare aperte delle ferite di Cristo è la colpa dei sacerdoti”. La ferita della Chiesa, proprio nell’anno sacerdotale, commenta il Papa, è stata la scoperta, “in una dimensione per noi inimmaginabile”, degli “abusi contro i minori commessi da sacerdoti”. Per Benedetto XVI non è una vicenda chiusa, anche se sembra essersi calmato il clamore mediatico sullo scandalo. Non è chiusa perché per lui non è mai stata una questione di immagine, ma, e lo ribadisce, un problema di “verità” e di “rinnovamento”.

 

Lo scandalo è profondo perché la radice è profonda. C’è stato qualcosa di “sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero modo di configurare l’essere cristiano” perché “una tale cosa potesse accadere”. La conseguenza di questa parzialità nel pensare la fede e “configurare” la vita cristiana s’è manifestata nei seminari, e lì, dice il Papa, va introdotta la correzione: “Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere”.

 

Nel farlo, ammonisce Benedetto XVI, dobbiamo essere coscienti del mondo in cui viviamo. I fedeli e i sacerdoti non sono immuni dalla mentalità diffusa, dal contesto in cui vivono. Il mercato della pornografia concernente i bambini “considerato sempre più dalla società come una cosa normale”, il turismo sessuale, il potere della droga e degli interessi economici che la circondano, hanno il loro fondamento su un “fatale fraintendimento della libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine annullata del tutto”. La libertà come destino ideale viene ridotta a idolo che non mantiene ciò che promette, anzi, lo perverte.


COMMENTI
23/12/2010 - ritardo e tempestività (Antonio Servadio)

Grandiose le parole del Pontefice. Perché cristalline: sgorgano limpide da una completa trasparenza ed umiltà della persona, dalla purezza della fede. Come di solito, il Papa esprime della Chiesa la sua più genuina ispirazione. Non è dai papi che proviene l'"ansia di adeguarsi al mondo". A me pare che quegli ecclesiasti che "non si accorgevano neanche di farlo sempre con molto ritardo" sono gli stessi che prontamente intervengono in dibattiti e diatribe politiche con dichiarazioni pubbliche ad hoc.