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Cronaca

PAPA/ Benedetto XVI svela il compito dei cristiani della post-modernità

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Ma un pontefice come Joseph Ratzinger non può permettere che il suo richiamo sembri un’esortazione morale. L’appello a risvegliare la fede è sempre anche una sollecitazione ininterrotta a vivificare l’intelligenza. Constatata una situazione, dobbiamo approfondirne “i fondamenti ideologici”. Qui non si può non citare integralmente il suo passaggio, perché è rivelatore anche dei guasti di certo post-Concilio acritico di una Chiesa che volendo “aprirsi al mondo” - come si diceva e si dice ancora - ha permesso che succedessero al suo interno cose che il mondo ha teorizzato come “progresso” e di cui adesso, indignato e scandalizzato, accusa la Chiesa. Ma leggiamo il Papa.

 

“Negli anni Settanta, la pedofilia venne teorizzata come una cosa del tutto conforme all’uomo e anche al bambino. Questo, però, faceva parte di una perversione di fondo del concetto di ethos. Si asseriva - persino nell’ambito della teologia cattolica - che non esisterebbero né il male in sé, né il bene in sé. Esisterebbe soltanto un ‘meglio di’ e un ‘peggio di’. Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle circostanze e dal fine inteso. A seconda degli scopi e delle circostanze, tutto potrebbe essere bene o anche male. La morale viene sostituita da un calcolo delle conseguenze e con ciò cessa di esistere. Gli effetti di tali teorie sono oggi evidenti”.

 

A questo punto Benedetto XVI cita la Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II come testo da mettere “nuovamente al centro come cammino della formazione della coscienza”, usando un termine che sembrava uscito dal lessico cattolico, soppiantato dall’inflazionato “valori”. Il termine è “criteri”. “E’ nostra responsabilità rendere nuovamente udibili e comprensibili tra gli uomini questi criteri come vie della vera umanità”.

 

Udibili e comprensibili perché, evidentemente, per decenni non sono stati pronunciati, né spiegati, né mostrati all’uomo contemporaneo come fonte di un’esperienza della vita più intelligente e più libera.

 

Forzando il lessico del Papa, possiamo dire che abbiamo assistito spesso allo spettacoli di cristiani “scriteriati”, i quali, nell’ansia di adeguarsi al mondo, come notava ironicamente il grande teologo cecoslovacco Josef Zverina, non si accorgevano neanche di farlo sempre con molto ritardo (“E’ ormai difficile ritrovarvi in questo strano mondo e distinguervi da esso. Probabilmente vi riconosciamo ancora perché è un processo lento, perché vi assimilate al mondo, adagio o in fretta, ma sempre in ritardo”, Lettera ai cristiani d’Occidente).


COMMENTI
23/12/2010 - ritardo e tempestività (Antonio Servadio)

Grandiose le parole del Pontefice. Perché cristalline: sgorgano limpide da una completa trasparenza ed umiltà della persona, dalla purezza della fede. Come di solito, il Papa esprime della Chiesa la sua più genuina ispirazione. Non è dai papi che proviene l'"ansia di adeguarsi al mondo". A me pare che quegli ecclesiasti che "non si accorgevano neanche di farlo sempre con molto ritardo" sono gli stessi che prontamente intervengono in dibattiti e diatribe politiche con dichiarazioni pubbliche ad hoc.