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MANIFESTAZIONE ROMA/ Marco Boato: oggi si rischia un nuovo ’77

scontri-roma-14dic10-r400.jpg (Foto)

Le manifestazioni non vanno beatificate o santificate, ci sono anche forme di ingenuità, a volte di ignoranza da parte degli studenti. In molti vanno a manifestare contro la riforma dell’università e magari non hanno neppure letto il testo della legge. Quando nel ’68 scendevamo in piazza contro la riforma del ministro Gui, io al contrario non solo l’avevo letta, ma anche studiata e sapevo perché non ero d’accordo, come molti altri miei compagni. Dentro ai movimenti collettivi di oggi vedo invece anche molta ingenuità e ignoranza, pur tra altri aspetti positivi. Il problema è che chi è più maturo, e guida la protesta, deve essere più responsabile degli altri. Assumendosi anche la capacità di confrontarsi sui contenuti, e non soltanto sugli slogan. E qui il rapporto con genitori e professori diventa fondamentale.

 

Ma chi sono veramente i violenti che il 14 dicembre scorso hanno messo Roma a ferro e a fuoco?

 

Premesso che erano una minoranza, alcune centinaia di studenti su 20-30mila manifestanti, è abbastanza facile fare il loro identikit. Sono dei professionisti della violenza, persone più o meno giovani, che includono teenager ma anche 30-40enni con esperienze di guerriglia urbana accumulate nei decenni scorsi. Nel ’68 e nel ’77 sognavano la rivoluzione, oggi si definiscono semplicemente «antagonisti». Sono dei gruppi organizzati, non dei generici centri sociali, ma alcuni particolari centri sociali o circoli anarchici che si infiltrano nelle manifestazioni cercando di organizzare gli scontri, facendo trascendere i cortei sul terreno della violenza politica. Escluderei che questi gruppi provengano dall’estero, a Roma di sicuro tranne sporadiche eccezioni non c’erano stranieri.

 

E da chi sono composti questi gruppi?

 

Da persone che, pur non credendo più nelle ideologie tradizionali degli anni ’60, aderiscono a forme ideologiche dell’estrema sinistra, non solo estraparlamentare ma antiparlamentare. Individui quindi che non credono nel dissenso pacifico, non credono nel confronto e nel dialogo, ma semplicemente nello scontro frontale con lo Stato. La cosa penosa è che poi questo si traduce negli attacchi ai poliziotti, che non sono altro che uomini comuni con famiglia, figli, moglie come tutti, e che magari votano pure per il centrosinistra. E’ un segno di grandissima immaturità, politica e persino psicologica, vedere in questi uomini in divisa i nemici da sconfiggere e abbattere, mentre sono solo operatori dello Stato chiamati a governare l’ordine pubblico. Ma l’unico risultato che vogliono ottenere gli antagonisti è far degenerare le manifestazioni in modo violento e far parlare in tutto il mondo di camionette incendiate, feriti e arrestati, e non dei contenuti di critica al governo o alla riforma dell’università.

 

Ma non c’è il rischio che chi scende in piazza a manifestare condivida almeno in parte il punto di vista dei black bloc?

 


COMMENTI
22/12/2010 - Precisazioni (Daniele Scrignaro)

Ho vissuto il '68, dal di dentro all'inizio quando all'istituto tecnico c'erano in ballo i programmi di studio scoordinati tra loro e distanti dalla realtà lavorativa, dal di fuori quando la "lotta politica" è diventata lo scopo esauriente. Anche allora c'era chi aderiva senza conoscere i contenuti, per "far casino" o saltare le lezioni. Anche allora i katanga del Movimento studentesco (pestatori addestrati) non erano educande morigerate, né con le forze dell'ordine, né con chi la pensava diversamente, anche senza bisogno di provocazione.