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MANIFESTAZIONE ROMA/ Marco Boato: oggi si rischia un nuovo ’77

Pubblicazione:mercoledì 22 dicembre 2010

scontri-roma-14dic10-r400.jpg (Foto)

No, le manifestazioni studentesche degli ultimi mesi sono state sempre pacifiche, con l’unica eccezione dei fatti di Roma del 14 dicembre scorso. E anche in quel caso è stata una piccola minoranza agguerrita a scatenare la guerriglia urbana. Questo non toglie che quanto avvenuto sia molto grave e sbagliato. Episodi di questo tipo rischiano di innescare - e spero che non succeda domani (oggi, ndr) - una spirale di violenza politica, repressione, scontri più duri, repressione ancora più dura. Una spirale di sangue che porterebbe al suicidio politico del movimento studentesco, che pure si è sviluppato con motivazioni reali e autentiche. Il rischio è che ciò avvenga proprio domani (oggi, ndr).

 

Che cose le insegna in questo senso la sua esperienza?

 

Ricordo esattamente la manifestazione di Roma del 12 marzo 1977, quando un gruppetto di persone con passamontagna lanciò delle molotov contro i carabinieri trasformando in guerriglia urbana quello che fino a pochi istanti prima era un corteo pacifico. Ne fui personalmente disgustato. Lucia Annunziata afferma sul Corriere della Sera che non è immaginabile un paragone tra quanto sta avvenendo in queste settimane e il ’77. Non concordo con lei, anche se il contesto ideologico è differente. Da quello che ho visto e vissuto, credo che sia possibile compiere un parallelo tra il ’77 e quanto è successo il 14 dicembre scorso a Roma. Il meccanismo è lo stesso, e anche il contesto sociale ed economico di oggi è molto simile a quello di allora. Ho vissuto sulla mia pelle la degenerazione del movimento studentesco con tutto quello che ne è seguito, rovinando la vita di molte generazioni. E spero che non si ripeta.

 

(Pietro Vernizzi)

 

 



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COMMENTI
22/12/2010 - Precisazioni (Daniele Scrignaro)

Ho vissuto il '68, dal di dentro all'inizio quando all'istituto tecnico c'erano in ballo i programmi di studio scoordinati tra loro e distanti dalla realtà lavorativa, dal di fuori quando la "lotta politica" è diventata lo scopo esauriente. Anche allora c'era chi aderiva senza conoscere i contenuti, per "far casino" o saltare le lezioni. Anche allora i katanga del Movimento studentesco (pestatori addestrati) non erano educande morigerate, né con le forze dell'ordine, né con chi la pensava diversamente, anche senza bisogno di provocazione.