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PAPA/ Magister: ecco a chi si riferisce Benedetto quando denuncia la violenza sui cristiani

Pubblicazione:martedì 28 dicembre 2010

Foto Ansa Foto Ansa

In diversi Paesi del Nord Africa, se si è scoperti a celebrare la messa fuori dai perimetri consentiti dallo Stato, si cade sotto i rigori della legge. Per esempio, in Algeria ci sono stati episodi abbastanza recenti di persone arrestate per questo motivo. Anche in Estremo Oriente la libertà religiosa non è piena, ma ha diverse limitazioni. Spesso non a causa delle leggi, bensì di comportamenti della popolazione che a volte arrivano a esprimersi con vere e proprie aggressioni. In India, per esempio, nel Natale 2008 si sono registrati attacchi molto pesanti ai cristiani con vittime, case incendiate, quartieri messi a ferro e a fuoco. Mentre nel Vietnam, dove il 10% della popolazione è cristiana, esistono dei limiti al loro culto. In Cina ufficialmente vige la libertà di celebrare le messe, ma nulla vieta alla polizia di fare irruzione nelle chiese. Anche perché vi sono ampi settori della Chiesa cattolica che non sono riconosciuti dal governo. E quindi i cristiani vivono costantemente sotto la spada di Damocle di ritorsioni di carattere autoritario.

 

Che cosa ci insegnano i cristiani dei Paesi dove la libertà religiosa è a rischio?

 

La loro è una lezione che non è spiegata a parole ma con i fatti. I cristiani d’Occidente dovrebbero quantomeno avere uno sguardo aperto e generoso nei confronti dei fratelli che vivono in situazioni così difficili. I cattolici iracheni, filippini e nigeriani sono l’esempio vivente delle beatitudini, il ritratto della comunità cristiana nel mondo e nella storia che è perseguitata per il nome di Gesù. E che quindi è beata nel Regno del Cieli. È questa la lezione ai cristiani d’Occidente da parte dei loro fratelli meno fortunati. Ed è il destino che i credenti devono essere pronti ad affrontare in ogni momento, perché quello che oggi accade a Baghdad in futuro può ripetersi altrove. L’Europa dell’Est del resto è fresca di repressioni terribili del cristianesimo che datano a non molti decenni fa. Durate a lungo, perseguite con finalità lucida e inarrestabile. La storia vive di queste incognite che possono far precipitare situazioni tranquille in aperte persecuzioni.

 

Oltre agli appelli del Papa, in quali altri modi la Santa Sede si sta muovendo per aiutare i cristiani perseguitati?

 

Lo fa su diversi fronti: facendo pressioni sui governi, protestando di fronte alle autorità internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica. In Iraq è stato chiesto all’esecutivo di garantire cordoni di sicurezza a protezione delle chiese non solo per le festività natalizie ma durante tutto l’anno. La risposta a queste richieste però non è stata finora particolarmente soddisfacente ed efficace.

 

Lei ha citato le repressioni anti-cristiane del ‘900 nell’Europa dell’Est. Oggi però in tutta l’Ue i cristiani godono di piena libertà…


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COMMENTI
28/12/2010 - meglio...piuttosto che.... (attilio sangiani)

un alto prelato,recentemente,forse senza accorgersi,ha incoraggiato coloro che tendono a nascondere le loro convinzioni cristiane,cioè ad abbandonarsi a quello che,in passato,era chiamato "rispetto umano". Nel senso di "avere timore,quasi vergogna di dichiararsi esplicitamente cristiani,per non essere emarginati o averne,comunquue,danno.. La frase è,a memoria,questa : " meglio essere cristiani senza dirlo piuttosto che dirlo senza esserlo". Se si analizza "a freddo" questa frase,non si può che condannare chi "si dice cristiano senza esserlo",perchè si tratterebbe di una simulazione per interessi inconfessati o per opportunismo. Tuttavia le parole "meglio essere cristiani senza dirlo" sono molto ambigue. In realtà,semmai,è "meno peggio",non "meglio". Perciò anche questo comportamento,quando sono in gioco pubblicamente valori cristiani,deve essere condannato come non degno del Maestro,che ha detto :" Se uno si vergogna di me,anche Io mi vergognerò di lui davanti al Padre mio"