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CARRON/ 3. Barcellona: le opere del desiderio possono battere i moralisti della politica

Dopo Campiglio e Magatti, PIETRO BARCELLONA commenta l'intervento di Julián Carrón all’Assemblea nazionale della Compagnia delle Opere

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Mi pare molto interessante che in occasione dell’assemblea della Compagnia delle Opere, Carrón abbia espresso dei pensieri che, se condivisi, dovrebbero incidere profondamente sulle condotte e sulle pratiche di chi partecipa a questa impresa collettiva di creare insieme ricchezza sociale e solidarietà.

 

Da un’impressione superficiale mi pare che non sempre le parole di Carrón siano assunte come veri criteri guida per i comportamenti concreti. Carrón non lo ha detto, ma mi sembra di poter intuire che in questa vasta attività mondana ci sia il rischio di subire logiche di potere affini a quelle che attraversano la grande parte dell’attività economica in un’epoca come la nostra di ricerca sfrenata del successo e dell’autoaffermazione.

 

Due sono i concetti centrali del suo intervento che condivido totalmente e che cercherò di commentare in modo sintetico. Il primo è che sussiste una differenza radicale tra il “moralismo”, con il quale spesso “fingiamo” di valutare le azioni degli uomini secondo schemi precostituiti e astratti, e l’etica della responsabilità che si incarna nell’azione e la rende esemplare.

 

L’etica è il significato immanente di un’azione che, incarnando nella persona che la compie il principio dell’adesione alla vita, ne fa, al di là di ogni intenzione, un modello pratico da seguire e da proporre come inizio di una nuova prassi affettiva e solidale. Il mio comportamento è etico se, in spirito di verità, mi assumo la responsabilità di quello che dico e faccio e provo a renderlo effettivo con tutte le persone che incontro, spingendole a interrogarsi sul significato profondo che hanno sempre le pratiche quotidiane. L’etica è uno stile di vita, una partecipazione senza riserve della nostra libertà al compimento di un progetto di vita che ci accomuna ad altri nella condivisione della meta da raggiungere.

 

Al contrario, il moralismo, come sottolinea più volte Carrón, è quello degli scribi e dei farisei, che si aggrappano alla superficie esteriore delle apparenze illusorie per non affrontare mai con la propria responsabilità personale i dilemmi che ogni giorno la vita di relazione ci pone. Il moralismo è la precettistica arida che promuove rituali e sacrifici all’idolatria dell’astrazione della legge priva di cuore, e dimentica totalmente la concretezza esistenziale del rapporto con gli altri. Il moralismo è una vera e propria malattia sociale.


COMMENTI
08/12/2010 - L'etica (EMIDIO MASSI)

Ma l'etica in spirito di verità immanente all'io non è la dinamica morale? Quando l'etica è astratta dall'io in azione (la persona io, tu..) non diventa moralismo?