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APPELLO/ La resa di Crisafulli sarebbe l'eutanasia di Stato: così Eluana muore ancora

Pubblicazione:lunedì 1 febbraio 2010

salvatore-crisafulliR375.jpg (Foto)

Un destino funesto, però, continua ad abbattersi sulla famiglia Crisafulli. La vigilia dello scorso Natale, alle quattro di pomeriggio, Marcello, il fratello maggiore di Salvatore, viene travolto da un pirata della strada mentre, con la sua motocicletta, si stava recando ad acquistare delle focacce per tutti gli altri familiari riuniti in occasione della festa.


Marcello resta immobile sull’asfalto, in bilico tra la vita e la morte, fino a quando non viene portato d’urgenza in ospedale. Solo lì si conoscerà l’esito dell’incidente: tre fratture alla colonna vertebrale, la frattura delle costole, la perforazione dei polmoni, una frattura alla cervicale, la frattura alla clavicola e gravi lesioni a un occhio. Proprio a causa delle fratture alla colonna vertebrale, Marcello rimane paralizzato e non potrà più camminare.

  

Dopo questo gravissimo incidente, la situazione della famiglia Crifasulli si trasforma in tragedia. Marcello, infatti, era il fratello che accudiva amorevolmente Salvatore di notte e di giorno, e rappresentava, praticamente, l’unica concreta possibilità di assistenza.


Il fratello Pietro arriva a denunciare pubblicamente: «Siamo rimasti soli e non possiamo più aiutarlo, perché Salvatore ha bisogno di aiuto 24 ore su 24. Non possiamo fare altro, ci hanno abbandonati al nostro destino, allora meglio farlo morire: lui è al corrente di questa nostra decisione ed è d’accordo».


Così Pietro annuncia «un viaggio della morte per suo fratello», in una clinica belga ove praticano l’eutanasia. La rabbia, umanamente comprensibile, si scaglia contro le istituzioni pubbliche, i politici, le autorità e persino la Chiesa, colpevoli di aver abbandonato Salvatore privandolo del necessario aiuto e della dovuta assistenza.

 

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