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APPELLO/ La resa di Crisafulli sarebbe l'eutanasia di Stato: così Eluana muore ancora

Salvatore Crisafulli dopo due  anni di coma si sveglia e incomincia la sua lotta contro l'eutanasia. Un giorno il fratello rimane paralizzato in un incidente. La famiglia, disperata, invoca la dolce morte proprio per Salvatore. Il commento di GIANFRANCO AMATO

salvatore-crisafulliR375.jpg (Foto)

Salvatore Crisafulli è un uomo entrato in uno stato vegetativo persistente a seguito di un incidente stradale. Una condizione comatosa classificata con 3-4 punti della Scala di Glasgow (GCS) , in pratica l’identica condizione in cui si trovava la povera Eluana Englaro.


A differenza della sfortunata ragazza di Lecco, però, Salvatore si è risvegliato dal coma dopo quasi due anni dall’incidente e ha raccontato che, per tutto quel periodo in cui veniva ritenuto “un vegetale”, lui, in realtà, sentiva e comprendeva perfettamente. «I medici dicevano che non ero cosciente, ma io capivo tutto», racconta Crisafulli in un’intervista, «e piangevo perché non riuscivo a farmi capire».

Nell’aprile dello stesso anno scrive al Capo dello Stato e, quattro mesi dopo, invia una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in cui denuncia come nei confronti di coloro che si trovano nella sua condizione «non esista un’intensa e continuativa assistenza» mentre «leggi come la 328 e la 162 non vengono recepite dalla Regione Sicilia».


In quella stessa lettera a Berlusconi, però, Salvatore Crisafulli trova sempre la forza di combattere ogni prospettiva eutanasica: «non può il diritto di morire diventare la nuova frontiera dei diritti umani».


Spiega, però, che «se lo Stato riuscisse a garantire pienamente la tutela della vita, in ogni fase della malattia e della disabilità ed anche nella fase insostenibile, non esisterebbe alcun fenomeno di eutanasia». È la disperazione, secondo Salvatore, che può condurre alla scorciatoia della dolce morte. Questa era la situazione fino all’anno scorso.

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